ATTERRIRE E SCHIACCIARE
Riflessioni sulla guerra iniziata il 28 febbraio 2026
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| Kandinsky, Several circles |
Sgomento, disgusto, frustrazione da impotenza. Queste le sensazioni, credo, che la maggior parte dei cittadini del mondo (che hanno accesso ai notiziari internazionali e si trovano in un raggio di interesse pertinente) provino di fronte a questa ennesima guerra di aggressione mascherata da “preventiva”. E tanto maggiore è il rifiuto e l’orrore quanto più aumenta la consapevolezza che i cosiddetti “potenti”, i padroni del vapore, di questa barchetta sempre più sbandata che galleggia nello spazio, si arrogano ancora e sempre più sfacciatamente il diritto di decidere, loro, chi vive e chi muore, chi è degno di sopravvivere e chi è destinato alla spazzatura. E chi merita di essere bombardato.
Il Rinascimento aveva eretto l’essere umano a “faber fortunae suae” [1]al centro dell’agire possibile, ritto sul piedistallo della dignità creatrice del sé e della storia. L’ideale del Principe di Machiavelli è coniato sull’esempio del Valentino, il conquistatore, che lo scrittore vedeva come il possibile redentore di un’Italia spezzettata e volatile. L’illuminismo, oltre che fiducia nei lumi della ragione, è fiducia nella capacità umana di agire e creare un proprio avvenire migliore, l’idea di progresso ne fu un perno ineludibile, pur con le riserve del Candide di Voltaire. La plebaglia disprezzata e vilipesa della Parigi più miseranda apre la strada alla storia moderna con l’assalto alla Bastiglia. Il marxismo traduce la capacità dell'azione umana per il miglioramento della propria condizione in lotta di classe, il motore stesso della storia, in un nuovo possibile protagonismo della classe operaia che libererà non solo se stessa ma tutta l’umanità dal giogo del capitale.
Al polo opposto si colloca la visione realistica e pessimistica di Elsa Morante: nel suo romanzo La Storia, i protagonisti, povera gente, sono di nuovo “canne al vento[2]”, sono agiti dagli avvenimenti e dalla guerra (la secondai guerra mondiale). E mai forse come in questa nostra contemporaneità il concetto di progresso è stato irriso. Lo sviluppo tecnologico folgorante che avrebbe potuto offrire benessere almeno materiale al più grande numero di esseri umani di ogni epoca precedente sembra solo piegato alla soddisfazione di volontà di potenza rivali, all’accaparramento di risorse individuali a scapito del bene dei più. E quando la volontà di potenza si trasforma in delirio, in un battibaleno si scatena l’inferno. Mi sembra che sia questo il nocciolo di quel che si dipana di fronte ai nostri occhi. Che echeggia un vecchio copione. La rivisitazione della guerra di aggressione nell’attuale avatar scatenata contro l’Iran da Israele e Stati Uniti d’America, chiaramente illegale secondo la Carta delle Nazioni Unite, con motivazioni confuse e a volte contraddittorie, denominata dagli USA “Furia Epica”, si traduce non solo nell’ ennesima mattanza ma è già stata battezzata Follia Epica da International Crisis Group, in quanto il caos che ha suscitato e susciterà, interessando tutta una regione vitale per il funzionamento stesso del mondo, e le sue possibili conseguenze, sfuggiranno senz’altro a una regia comunque dissennata e rischiano di innescare una crisi mondiale di enormi proporzioni. E tutto questo quando i colloqui tra i contendenti sembravano andare per il meglio. C’era un appuntamento per riprenderli. Un bluff madornale.
James Joyce mette in bocca al suo alter ego, Stephen, la frase: “History is a nightmare from which I am trying to escape”[3]. Al polo opposto, Ernesto de Martino, nel terzo capitolo del suo La fine del mondo, ultima sua opera lasciata incompiuta, commenta il pessimismo di Mircea Eliade con queste parole: “l’equivoco sta nel concetto di storia e storicismo, perché la storia angoscia nella misura in cui non è ancora umanizzata: il riconoscimento di un divenire plasmato dall’uomo secondo valori umani…” (corsivo mio). Ci si può domandare: quando arriverà l’epoca in cui la storia sarà plasmata dall’uomo secondo valori umani? Sembra un interrogativo che rimanda la storia all’escatologia. Non ora di sicuro, sebbene i cristiani evangelici americani parlino di Trump come di unto del Signore e di tempi biblici finali.
Ritornando alla guerra in corso tra Israele-USA e Iran, è chiaro che il coro di critiche della maggior parte degli analisti politici e delle proteste dei comuni cittadini è quasi inudibile ai piani alti abitati dai nuovi dittatorelli, figure di una miseria e pochezza solo pari alla loro infamia. Le centinaia di migliaia di esseri umani travolti dalle loro follie, i popoli non hanno voce in capitolo, e nemmeno le istanze rappresentative ufficiali come il Congresso degli Stati Uniti. Le persone sono trasformate in possibili bersagli di missili, droni o bombe, in un fuoco incrociato in cui si può anche perdere traccia dei responsabili, risultando spesso in morti per sbaglio. Un villaggio libanese, Nabi Chit, ha avuto 41 morti perché una spedizione israeliana ha creduto bene di approfittare dell’opportunità degli scontri con Hezbollah per cercare i resti di un soldato israeliano ucciso nella guerra israelo-libanese nel 1986! E nella prima settimana dell’attacco americano una scuola elementare a Minab, nel sud dell’Iran, è stata colpita: uccise 165 bambine. Peggio di un crimine, un errore/orrore. Il folle presidente americano ieri dichiarava che ”la guerra è molto completa (sic), in un inglese fantasioso. Ma oggi (10 marzo) il suo ministro “della guerra” afferma che la tempesta di fuoco sull’Iran toccherà il suo apice. Si rimane allibiti.
Il quartiere sud di Beirut, Dahyie, ha ricevuto ordine di evacuazione così come tutta la zona meridionale a sud del fiume Litani, già colpita ripetutamente nelle guerre precedenti: almeno 700.000 sfollati non sanno dove dirigersi. Ricordo i crateri provocati dalle bombe israeliane sia a sud di Beirut che nei villaggi meridionali quando ho lavorato in Libano nel 2006/2007. Il Libano meridionale è demolito. Tutti i commentatori e analisti concordano sul potenziale di queste fiamme finora regionali di potersi allargare. I tentativi ci sono già stati, con il siluramento di una nave iraniana nelle acque territoriali dello Sri Lanka e con un drone che ha colpito la base di Akrotiri a Cipro, in un 3% di territorio rimasto alla Gran Bretagna, Cipro ha buone relazioni con Israele. Drone iraniano? Ma potrebbe essere anche una provocazione. Anche in Turchia la Nato ha intercettato un missile. La Cipro greca fa parte dell’Unione Europea, che non ha apertamente denunciato l’illegalità della guerra. La voce delle Nazioni Unite non si ode. Il cielo è vuoto. Storia plasmata dall’uomo secondo valori umani?
Al meglio possiamo scendere in strada, urlare il nostro rifiuto e il nostro orrore di fronte agli ennesimi massacri dell’ennesima guerra assurda, scriverlo, leggere giornali e ascoltare cronache e diagnosi, ma questo non ci fa certo protagonisti. E non dimentichiamo che le montagne di soldi che vanno in riarmo e guerre sono tutti sottratti ai diritti di cittadinanza di avere educazione, sanità, trasporti pubblici oltre che aria sana e acqua pulita. Quanto fa bene la guerra all’ambiente? Quanti miliardi di tonnellate di CO2 in più provoca? Quanti rifugiati senza più casa né lavoro si riversano su strade che non portano da nessuna parte? Quanta terra avvelenata?
Democrazie liberali! Conserviamo almeno lucidità di giudizio per cercare di intravedere vie d’uscita dal tunnel che è diventata la storia contemporanea. E avere chiaro chi sono i demoni del caos assassino e i loro alleati. I nemici della vita.

