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martedì 10 marzo 2026

CHI FA LA STORIA?

 

ATTERRIRE E SCHIACCIARE

Riflessioni sulla guerra iniziata il 28 febbraio 2026

Kandinsky, Several circles


Sgomento, disgusto, frustrazione da impotenza. Queste le sensazioni, credo, che la maggior parte dei cittadini del mondo (che hanno accesso ai notiziari internazionali e si trovano in un raggio di interesse pertinente) provino di fronte a questa ennesima guerra di aggressione mascherata da “preventiva”. E tanto maggiore è il rifiuto e l’orrore quanto più aumenta la consapevolezza che i cosiddetti “potenti”, i padroni del vapore, di questa barchetta sempre più sbandata che galleggia nello spazio, si arrogano ancora e sempre più sfacciatamente il diritto di decidere, loro, chi vive e chi muore, chi è degno di sopravvivere e chi è destinato alla spazzatura. E chi merita di essere bombardato.

Il Rinascimento aveva eretto l’essere umano a “faber fortunae suae” [1]al centro dell’agire possibile, ritto sul piedistallo della dignità creatrice del sé e della storia. L’ideale del Principe di Machiavelli è coniato sull’esempio del Valentino, il conquistatore, che lo scrittore vedeva come il possibile redentore di un’Italia spezzettata e volatile. L’illuminismo, oltre che fiducia nei lumi della ragione, è fiducia nella capacità umana di agire e creare un proprio avvenire migliore, l’idea di progresso ne fu un perno ineludibile, pur con le riserve del Candide di Voltaire. La plebaglia disprezzata e vilipesa della Parigi più miseranda apre la strada alla storia moderna con l’assalto alla Bastiglia. Il marxismo traduce la capacità dell'azione umana per il miglioramento della propria condizione in lotta di classe, il motore stesso della storia, in un nuovo possibile protagonismo della classe operaia che libererà non solo se stessa ma tutta l’umanità dal giogo del capitale.

Al polo opposto si colloca la visione realistica e pessimistica di Elsa Morante: nel suo romanzo La Storia, i protagonisti, povera gente, sono di nuovo “canne al vento[2]”, sono agiti dagli avvenimenti e dalla guerra (la secondai guerra mondiale). E mai forse come in questa nostra contemporaneità il concetto di progresso è stato irriso. Lo sviluppo tecnologico folgorante che avrebbe potuto offrire benessere almeno materiale al più grande numero di esseri umani di ogni epoca precedente sembra solo piegato alla soddisfazione di volontà di potenza rivali, all’accaparramento di risorse individuali a scapito del bene dei più. E quando la volontà di potenza si trasforma in delirio, in un battibaleno si scatena l’inferno. Mi sembra che sia questo il nocciolo di quel che si dipana di fronte ai nostri occhi. Che echeggia un vecchio copione. La rivisitazione della guerra di aggressione nell’attuale avatar scatenata contro l’Iran da Israele e Stati Uniti d’America, chiaramente illegale secondo la Carta delle Nazioni Unite, con motivazioni confuse e a volte contraddittorie, denominata dagli USA “Furia Epica”, si traduce non solo nell’ ennesima mattanza ma è già stata battezzata Follia Epica da International Crisis Group, in quanto il caos che ha suscitato e susciterà, interessando tutta una regione vitale per il funzionamento stesso del mondo, e le sue possibili conseguenze, sfuggiranno senz’altro a una regia comunque dissennata e rischiano di innescare una crisi mondiale di enormi proporzioni. E tutto questo quando i colloqui tra i contendenti sembravano andare per il meglio. C’era un appuntamento per riprenderli. Un bluff madornale.

James Joyce mette in bocca al suo alter ego, Stephen, la frase: “History is a nightmare from which I am trying to escape”[3]. Al polo opposto, Ernesto de Martino, nel terzo capitolo del suo La fine del mondo, ultima sua opera lasciata incompiuta, commenta il pessimismo di Mircea Eliade con queste parole: “l’equivoco sta nel concetto di storia e storicismo, perché la storia angoscia nella misura in cui non è ancora umanizzata: il riconoscimento di un divenire plasmato dall’uomo secondo valori umani…” (corsivo mio). Ci si può domandare: quando arriverà l’epoca in cui la storia sarà plasmata dall’uomo secondo valori umani? Sembra un interrogativo che rimanda la storia all’escatologia. Non ora di sicuro, sebbene i cristiani evangelici americani parlino di Trump come di unto del Signore e di tempi biblici finali.

Ritornando alla guerra in corso tra Israele-USA e Iran, è chiaro che il coro di critiche della maggior parte degli analisti politici e delle proteste dei comuni cittadini è quasi inudibile ai piani alti abitati dai nuovi dittatorelli, figure di una miseria e pochezza solo pari alla loro infamia. Le centinaia di migliaia di esseri umani travolti dalle loro follie, i popoli non hanno voce in capitolo, e nemmeno le istanze rappresentative ufficiali come il Congresso degli Stati Uniti. Le persone sono trasformate in possibili bersagli di missili, droni o bombe, in un fuoco incrociato in cui si può anche perdere traccia dei responsabili, risultando spesso in morti per sbaglio. Un villaggio libanese, Nabi Chit, ha avuto 41 morti perché una spedizione israeliana ha creduto bene di approfittare dell’opportunità degli scontri con Hezbollah per cercare i resti di un soldato israeliano ucciso nella guerra israelo-libanese nel 1986! E nella prima settimana dell’attacco americano una scuola elementare a Minab, nel sud dell’Iran, è stata colpita: uccise 165 bambine. Peggio di un crimine, un errore/orrore. Il folle presidente americano ieri dichiarava che ”la  guerra è molto completa (sic), in un inglese fantasioso. Ma oggi (10 marzo) il suo ministro “della guerra” afferma che la tempesta di fuoco sull’Iran toccherà il suo apice. Si rimane allibiti.  

Il quartiere sud di Beirut, Dahyie, ha ricevuto ordine di evacuazione così come tutta la zona meridionale a sud del fiume Litani, già colpita ripetutamente nelle guerre precedenti: almeno 700.000 sfollati non sanno dove dirigersi. Ricordo i crateri provocati dalle bombe israeliane sia a sud di Beirut che nei villaggi meridionali quando ho lavorato in Libano nel 2006/2007. Il Libano meridionale è demolito. Tutti i commentatori e analisti concordano sul potenziale di queste fiamme finora regionali di potersi allargare. I tentativi ci sono già stati, con il siluramento di una nave iraniana nelle acque territoriali dello Sri Lanka e con un drone che ha colpito la base di Akrotiri a Cipro, in un 3% di territorio rimasto alla Gran Bretagna, Cipro ha buone relazioni con Israele. Drone iraniano? Ma potrebbe essere anche una provocazione. Anche in Turchia la Nato ha intercettato un missile. La Cipro greca fa parte dell’Unione Europea, che non ha apertamente denunciato l’illegalità della guerra. La voce delle Nazioni Unite non si ode. Il cielo è vuoto. Storia plasmata dall’uomo secondo valori umani?  

Al meglio possiamo scendere in strada, urlare il nostro rifiuto e il nostro orrore di fronte agli ennesimi massacri dell’ennesima guerra assurda, scriverlo, leggere giornali e ascoltare cronache e diagnosi, ma questo non ci fa certo protagonisti. E non dimentichiamo che le montagne di soldi che vanno in riarmo e guerre sono tutti sottratti ai diritti di cittadinanza di avere educazione, sanità, trasporti pubblici oltre che aria sana e acqua pulita. Quanto fa bene la guerra all’ambiente? Quanti miliardi di tonnellate di CO2 in più provoca? Quanti rifugiati senza più casa né lavoro si riversano su strade che non portano da nessuna parte? Quanta terra avvelenata?

 Democrazie liberali! Conserviamo almeno lucidità di giudizio per cercare di intravedere vie d’uscita dal tunnel che è diventata la storia contemporanea. E avere chiaro chi sono i demoni del caos assassino e i loro alleati. I nemici della vita.


 

 



[1] Artefice (responsabile) della propria sorte

[2] Titolo del romanzo di Grazia Deledda

[3] La storia è un incubo dal quale sto tentando di uscire”

giovedì 19 febbraio 2026

IL LEVIATANO DEL MEDIORIENTE

 

CISGIORDANIA A FERRO E A FUOCO

 

Illustrazione da Haaretz 5 febbraio 2026

Il sedicente “piano di pace” millantato dall’ineffabile affabulatore attuale presidente degli Stati Uniti e dai suoi accoliti, tra i quali primeggia il genero J. Kushner, (a dimostrazione che il nepotismo non muore mai) e il cessate il fuoco truffaldino di ottobre a Gaza  non fermano ne’ le stragi (in scala minore) ne’ l’accaparramento di terre in Cisgiordania. Anzi, violando come d’abitudine la legge internazionale e gli obsoleti accordi di Oslo, Israele con uno sberleffo registra come proprie le terre palestinesi i cui legittimi proprietari non possiedono i titoli di proprietà, e così legalizza il furto. I metodi non vanno per il sottile, da molto tempo: scorrerie di coloni armati di giorno e di notte, a volte sotto lo sguardo benevolo dell’esercito, cercano e magari riescono a cacciare via i poveri contadini cui si rende la vita impossibile, senza indietreggiare se si tratta di sparare e uccidere. Con i metodi illustrati in questo articolo, che traduco qui sotto, arrivatomi nella newsletter dell’organizzazione inglese Jews for Justice for Palestinians (ebrei per la giustizia per i palestinesi), pubblicato originariamente dal quotidiano ebraico Haaretz. Il testo inglese segue quello italiano.

IN 4 MINUTI COLONI ISRAELIANI HANNO BRUCIATO E DISTRUTTO UN’ INTERA COMUNITA’ BEDUINA

Video, immagini satellitari e resoconti di testimoni illustrano uno dei peggiori attacchi dell'attuale ondata del terrorismo ebraico nella Cisgiordania, come Yarden Michaeli e Matan Golan riportano su Haaretz del 5 febbraio 2026.

La comunità beduina di Mukhmas nella Cisgiordania centrale è stata assediata dalla violenza dei coloni per mesi. Per tre volte i coloni sono arrivati di notte appiccando il fuoco ma gli abitanti sono rimasti. Ora dei video, immagini satellitari e testimonianze oculari mostrano come uno dei più crudeli attacchi a questa piccola comunità si è verificato lo scorso mese come tappa di una recente ondata di terrorismo ebraico nella Cisgiordania. SI vede come in appena pochi minuti gli attaccanti – circa 20 sono stati visti in varie immagini delle riprese – hanno appiccato il fuoco a un certo numero di strutture e sono fuggiti.

L’uomo arrestato dopo l’attacco del 17 gennaio era il proprietario dell’automezzo usato dagli assalitori per fuggire. La polizia afferma che questi è stato rilasciato perché egli non era a Mukhmas quella notte.

Le riprese dell’attacco da differenti angolazioni mostrano gli aggressori che vanno di struttura in struttura sistematicamente appiccando fuoco a ciascuna di esse. Dall’altro lato dell’agglomerazione altre due strutture sono state incendiate. In un caso, è stato impedito a un uomo e a una donna di allontanarsi dal fuoco. Quando essi sono riusciti a sfuggire al fuoco, sono stati picchiati dagli aggressori.

Una settimana fa, gli attaccanti sono ritornati per appiccare ancora il fuoco. Ci sono stati nel frattempo altri incidenti violenti. La domenica dei soldati israeliani hanno impedito a degli abitanti di ricostruire le case distrutte adducendo il pretesto che quella era un’area militare chiusa.

Questi attacchi sono cominciati pochi giorni dopo che la (nuova) postazione di coloni Kol Mavaser è stata messa in piedi, come porzione di una serie di postazioni e insediamenti che accerchiano Mukhmas. Kol Mevaser è ben nota per essere violenta e riconosciuta tale (anche) dall’establishment della Difesa israeliano, fatto inusuale.

Video e foto di tutti gli attacchi su Mukhmas così come di altri assalti nella Cisgiordania appaiono negli accounts di attivisti di destra in Cisgiordania. Tali resoconti sono spesso accompagnati da didascalie che spiegano come “Allegri Ebrei” hanno appiccato fuoco o attaccato Palestinesi.

Recentemente un video applaude ai ripetuti incendi di Mukhmas. Il video contiene una canzone: “Noi andiamo giù nei villaggi/Noi bruciamo e ammazziamo e iniziamo una guerra/Scatta un allarme/e tutti si riuniscono/la festa comincia.”

Nonostante i ripetuti episodi di violenza e tale autodenuncia, le autorità israeliane non provvedono a difendere la comunità beduina. Ciò rispecchia la mancanza di volontà di applicare la legge dopo gli attacchi dei coloni e il terrorismo ebraico contro i palestinesi nella Cisgiordania.”

 

In 4 minutes, Israeli settlers burned down an entire West Bank Bedouin community


Videos, satellite images and eyewitness accounts outline one of the worst attacks in the current wave of Jewish terrorism in the West Bank

Pogromists burning homes and throwing stones in Mukhmas

Yarden Michaeli and Matan Golan report in Haaretz on 5 February 2026:

The Bedouin community of Mukhmas in the central West Bank has been beleaguered by settler violence for months. Three times now, settlers have arrived at night and set the community on fire, but the people there have clung on.

Evidence from videos, satellite images and eyewitness accounts show how one of the most ruthless attacks on this small community took place last month as part of a recent wave of Jewish terrorism in the West Bank. We see how in just a few minutes the attackers – about 20 have been seen in various frames of footage – set fire to a number of structures and escaped.

The man who was arrested after the January 17 attack was the owner of a vehicle used by the assailants to escape. The police say he was released because he was not in Muhkmas that night.

Footage of the onslaught from several angles shows assailants moving from structure to structure and systematically setting them on fire. Two additional structures on the other side of the community were also set alight. At one burning structure, a man and a woman were prevented by the attackers from escaping the fire. When they managed to get out, they were beaten by the attackers.

A week ago, settlers returned and set fire to structures. There have been other violent incidents in between. On Sunday, Israeli soldiers prevented members of the community from rebuilding the homes that were burned, claiming that this was a closed military area.

These attacks began a few days after the settler outpost of Kol Mevaser was put up, part of a ring of outposts and settlements surrounding Mukhmas. Kol Mevaser is notoriously violent and recognized as such by the Israeli defense establishment – an unusual move.

Videos and photos of all the attacks on Mukhmas, as well as other assaults around the West Bank, appear in the social media accounts of right-wing activists in the West Bank. These posts are often accompanied by a caption telling how “Happy Jews” have set fires or attacked Palestinians.

One video in recent days hails the repeated burning of Mukhmas. The video features a song: “We go down to the villages / We burn and slaughter and start a war / An alarm goes off and everybody gathers; a party is starting.”

Despite the recurring violence and this claim of responsibility, the Israeli authorities are not providing protection to the people of this Bedouin community. This conforms with a pattern of failing to enforce the law after settler attacks and Jewish terrorism on Palestinians around the West Bank.

This article is reproduced in its entirety

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(autore/autori non specificati)

venerdì 26 dicembre 2025

1827, I PROMESSI SPOSI: LA RISCIACQUATURA IN ARNO

COME SI ARRIVÒ ALLA VERSIONE DEFINITIVA
IL DRAMMA

Il già celebre scrittore Alessandro Manzoni, perfezionista meticoloso, aveva finalmente terminato la scrittura del grande romanzo storico “I Promessi Sposi”, che doveva restare nei secoli “Il” romanzo italiano per eccellenza, che generazioni di liceali futuri avrebbero se non detestato, poco amato, ingollato a cucchiaiate giorno dopo giorno fino a che noia non uccida. 
Il perfezionista temette che la lingua usata nel suo caro romanzo sudato per anni risentisse di solecismi milanesi, di vezzi settentrionali, mentre avrebbe dovuto essere un solido cemento in puro italiano, scevro da cadenze regionali. Con ciò intendeva la quintessenza dell’italiano, con intenti unificanti anche se ancora, com’è noto, l’Italia era semplicemente una espressione geografica. Così all’inizio del fatidico 1827 prese la decisione di trasferirsi con la famiglia a Firenze per ripulire il suo romanzo, immergendolo nel crogiolo dantesco, petrarchesco, eccetera. 
Detto fatto, con baracca e burattini arrivò dopo varie peripezie e divagazioni stradali a Firenze, si installò in un super albergo che reca tuttora una targa commemorativa del suo soggiorno, sul Lungarno Corsini, e si accinse alla risciacquatura programmata.
Oltre ad intavolare conversazioni qua e là fino alla nausea (sia detto senza malevolenza) degli intavolati, si procurò una capace e robusta rete per farfalle. La moglie Enrichetta, patita di farfalle, lo ringraziò con le lacrime agli occhi del pensiero. Ma Alessandro, bruscamente, chiari’ che la rete sarebbe servita a lui, e tagliò corto a domande insidiose. Cosa aveva architettato? Nottetempo, addusse impegni letterari improrogabili e si assento’ nascondendo la rete per farfalle in un valigione dove infilò anche il suo prezioso manoscritto dei Promessi Sposi e una canna da pesca pieghevole. Chiotto chiotto si diresse verso Ponte Vecchio e quando ritenne di non essere visto da nessuno si avvicinò al parapetto, allungò il manico della rete per farfalle con la canna da pesca, mise nella rete il prezioso manoscritto e lo calo’ in Arno per la famosa risciacquatura. Sollevò varie volte il tutto, lo immerse di nuovo per una pulizia sicura, e infine lo riprese in mano, lo strizzò con cura prima di riporlo nel valigione con il resto della sua attrezzatura. Era soddisfatto. Ma il celebre scrittore aveva dimenticato che le penne biro con inchiostro indelebile non erano state ancora inventate. Porca miseria! Appena arrivato in albergo, alla luce dei lussuosi candelabri, il tapino dovette constatare che la risciacquatura era stata troppo radicale. Il testo non era più leggibile! Le pagine avevano una vaga macchia bluastra e nulla più. Che fare? (famoso titolo di Lenin in successive e diverse circostanze). Non restava che riscrivere il tutto alla luce delle acquisizioni linguistiche recenti, che erano indubbie. Fu così necessario prolungare il soggiorno di molte settimane, con soddisfazione della famigliola che gradi’ le gite nei dintorni mentre Alessandro, tra una imprecazione in puro fiorentino e l’altra, era incollato alla sedia puro Rinascimento a risputare in puro toscano/fiorentino la tormentata vicenda di Lucia e Renzo, peste compresa. Negli intervalli del lavoro di riscrittura cercava di attaccare bottone con vari interlocutori che riteneva validi esemplari linguistici, incontrando difficoltà crescenti perché ormai era scansato come un pericolo pubblico.
Ma l’opus magnum fu ultimato, Alessandro ormai doveva usare gli occhiali tanto la vista gli era scemata ma avrebbe fatto salti di gioia quando vergo’ l’ultima pagina. L’espressione “missione compiuta “ non era ancora di moda ma la sostanza c’era tutta.
La carrozza che riporto’ la famiglia a nord avrebbe potuto essere una marcia trionfale.