BIANCHI O NERI,
GIALLI O BLU, BESTIE DA SOMA
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| Nave Schiavista ** |
“Riteniamo che queste verità siano evidenti, che tutti gli
uomini sono stati creati uguali, che sono dotati dal loro Creatore di certi
diritti inalienabili, che tra questi ci sono la Vita, la Libertà e il
perseguimento della Felicità” (Dichiarazione d’ indipendenza degli Stati Uniti,
1776).
“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità
e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni
verso gli altri in spirito di fratellanza. (Articolo 1, Dichiarazione dei
diritti umani ONU, 1948)”.
“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili
dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua
personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
(Costituzione della Repubblica Italiana, 1947).
Salto acrobatico di due secoli e mezzo: dagli inizi gloriosi
del terzo millennio torniamo all’epoca della prima dichiarazione citata sopra,
quella del 1776, perché (quasi) contemporanea della storia che voglio
raccontare, sulla tratta schiavista e il fiorente commercio triangolare tra
Europa, Africa e America , commercio che fu la base principale dello sviluppo
socio-economico, culturale e industriale di una parte del pianeta e del
sottosviluppo di un’altra grossa fetta del pianeta, di uno squilibrio
strutturale che si è riprodotto costantemente fino ai giorni nostri. E che,
guarda caso, è tutt’altro che studiato e sottolineato nei libri di storia,
forse con alcune lodevoli eccezioni che ammetto di ignorare. Piccolo
particolare della storia mondiale che viene costantemente oscurato. Amnesia e/o
ignoranza collettiva che causa disastri. Ritorniamo quindi al secolo XVIII. La
mia fonte principale è citata in nota 3.
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| Fortezza inglese a Cape Coast secolo XVIII |
“Gli Inglesi …costruirono una prigione sotterranea (dungeon)
per gli schiavi vicino alla fortezza di Cape Coast (odierno Ghana) che aveva
una capienza per più di mille africani contemporaneamente. Sopravvive soltanto
un resoconto (auto) biografico della suddetta prigione, scritta da un ex
schiavo, Ottobah Cugoano.
“Cugoano era nato nel 1757 nel villaggio di Agimaque (oggi
Ajumako), 40 miglia a nord-est di Cape Coast. All’età di circa 13 anni fu
rapito, e tradito “da qualcuno che aveva la mia stessa carnagione”,
fu condotto a piedi fino alla costa insieme ad altri disgraziati “incatenati
due a due, alcuni con manette, altri con le mani legate dietro la schiena”. Fu
poi venduto ai browfow, (persone
bianche) in cambio di una pistola, un pezzo di stoffa e del piombo. Lo
sconsolato Cugoano fu subito condotto nella prigione di Cape Coast, dove: “ho
sentito molti lamenti e grida e ho visto i miei compagni di prigionia. Quando
una barca arrivò per portarci sulla nave (negriera) ci fu una scena orribile,
non si udiva altro che il tintinnio delle catene tra gli schiocchi dei colpi di
frusta, urla e lamenti dei miei compagni. Alcuni non si staccavano dal
pavimento quando erano colpiti e frustati con la massima crudeltà. Siamo stati
portati nella barca che ci ha scaricato su una nave pronta a salpare da Cape
Coast.”
Era la partenza verso il temibile “Middle Passage”, come veniva definita la
traversata atlantica, colma di imprevisti e pericoli. La durata media della
traversata era di circa due mesi, e il tasso medio di mortalità sulle navi si
aggirava intorno al 18%, con punte massime molto più alte e rare eccezioni con
medie più basse. A bordo c’era sempre un medico che si incaricava anche della
scelta degli schiavi più sani e giovani all’atto dell’acquisto. Le navi
negriere partivano con il loro prezioso carico umano, giustamente coperto da
assicurazioni contro le abituali perdite in itinere degli investitori nel
macabro traffico. La famosa Lloyd’s
di Londra ebbe proprio origine da una società di assicurazioni di questo tipo.
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| Prigione sotterranea della fortezza di Cape Coast |
Gli schiavi, a centinaia, venivano stipati in uno spazio
nella stiva assai ridotto, dove l’aria circolava male da una unica apertura, gli
uomini tutti insieme, legati ovviamente; ognuno aveva diritto a 16 pollici di
spazio individuale, 40,64 cm, e in questo angusto antro mangiavano, dormivano,
orinavano e defecavano. Le donne e i bambini non erano incatenati, potevano
circolare liberamente, a loro era destinato un settore a poppa. Il viaggio
dello Zorg,
una fregata olandese destinata a questo traffico, iniziato nel 1781, è
magistralmente ricostruito dall’autore Siddarth Kara attraverso una scrupolosa
ricerca in molti archivi, poiché quanto avvenne a bordo di tale nave innescò e
rafforzò un incipiente movimento di alcuni illuminati e isolati antischiavisti
e dette un contributo decisivo allo Slavery Abolition Act che divenne legge
nell’agosto del 1833. Il commercio triangolare diventava illegale. Da quel
momento in poi fu spianata la strada per l’abolizione della tratta schiavista,
non solo in Inghilterra ma a piccoli passi, infine, nel mondo. Per sempre?
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| Schiavi condotti verso le navi negriere |
Cosa era avvenuto a bordo dello Zorg per sollevare la
cruciale ondata di indignazione che dopo due processi penali portò a quel
risultato nel 1833? L’imperizia di un capitano improvvisato, di un nostromo
relegato in guardina, la cupidigia sconsiderata che aveva fatto sì che si
caricassero centinaia di schiavi in eccesso, errori di valutazione dovuti
all’inesperienza del nocchiero provocarono un ritardo enorme nella navigazione
che fece temere una catastrofica scarsità delle riserve d’acqua a bordo. In
più si scatenò un’epidemia di scorbuto,
fine dei limoni, morti sia tra gli schiavi che nell’equipaggio.
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| Schiavi che scendono nella stiva a bordo |
La meta dello
Zorg era la Giamaica, dati i pericoli a bordo si sarebbe potuto attraccare
anche ad altre isole caraibiche avvistate, ma il capitano proseguì imperterrito
e sconsideratamente. Non ordinò il razionamento delle scorte d’acqua, il che
avrebbe risolto il problema della scarsità delle stesse, così che lo spettro
della sete sarebbe stato allontanato sia per l’equipaggio che per gli schiavi.
Invece si optò di stornare il pericolo commettendo un crimine orrendo: a
gruppi, si prelevarono degli schiavi, uomini donne e bambini, e li si
scaraventarono vivi nell’oceano, nemmeno sprecando un colpo di grazia prima di
gettarveli. Centotrentadue persone furono così sacrificate come zavorra scomoda.
Al ritorno in Inghilterra non fu possibile nascondere il misfatto.
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| Gatto a nove code, micidiale frusta |
In un primo
processo nel quale gli investitori reclamarono un risarcimento danni dagli
assicuratori per la perdita del cargo non si raggiunse un verdetto unanime, ma un
particolare cruciale emerse tardivamente (una provvidenziale pioggia), per cui
il presidente del tribunale accolse la richiesta di un secondo processo. E
finalmente si dovette fronteggiare l’orrenda realtà: la reificazione di esseri
umani valutati un tanto a testa, come un cargo qualsiasi, come e peggio di
cavalli. Human cargo, trattato come ballast, zavorra da scaricare a mare
alla bisogna. Il secondo processo fece esplodere la contraddizione: erano
esseri umani, non bestie né oggetti. Exit tratta schiavista, con strascichi
pesanti come la segregazione degli Stati del Sud negli Stati Uniti, il Ku Klux
Klan, ecc… Era il1833. E finalmente gradino dopo gradino arriva la formulazione
della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani! Evviva! Una botte di ferro?
No, una botte forata che affonda in mare.
Sotto altre spoglie, esiste e gode buona salute una tratta
schiavista moderna, che cresce nei vari continenti e segue rotte molteplici.
C’è la rotta atlantica dalle coste dell’Africa occidentale alle isole Canarie
spagnole, la rotta mediterranea dalle coste nordafricane ai paesi europei, la
rotta balcanica che parte dall’Asia centrale e meridionale diretta in Europa,
le rotte intra-africane,
molteplici, le rotte del sud-est asiatico verso la Malesia, il flusso di forza
lavoro dallo Sri Lanka e dal Corno d’Africa verso Dubai, Arabia Saudita e altri
paesi del Golfo. Dall’altra parte del pianeta resiste il miraggio che porta
migranti dai paesi del Sudamerica alla presunta mecca degli Stati Uniti. E poi
nel Pacifico l’attrazione fatale dell’Australia. Mao Tse Tung aveva predetto
prima di tutti che le campagne del mondo avrebbero accerchiato le città. Paesi
poveri verso paesi benestanti, paesi di giovani verso paesi di vecchi. L’Europa
e il Giappone sono dei colabrodo demografici: età medie che veleggiano verso i
50 anni, in Africa l’età media è di 19 anni. Ciò significa che i paesi di
vecchia industrializzazione si avviano verso un futuro (clima permettendo) di
vegliardi pensionati. Già e chi paga le pensioni? I tassi di natalità in
discesa dicono che di giovani in età lavorativa ce ne saranno pochini. Ci saranno
robot che non chiedono uno stipendio? Mah.
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| Moderna rotta schiavista dal Corno d'Africa ai Paesi del Golfo (Fonte, CESPI) |
E allora, benvenute migrazioni giovani con figli da educare?
Neanche per sogno, lungimiranza zero. O meglio, venite ma malvenuti, zitti e sgobbate,
sputate sangue e se crepate è colpa vostra. Regolarizzazione al contagocce,
formazione rara, integrazione culturale precaria o nulla. Rispetto a venti anni fa la
situazione è enormemente peggiorata. Questa l’illuminata filosofia che
predomina nell’ Europa del terzo millennio, e certamente in Italia,
all’avanguardia anzi da questo punto di vista, con consolidate mafie e mafiette
qua e là nella penisola. Scorriamo qualche articolo di giornale?
Mehdi Karboua, bracciante marocchino di 25 anni, è morto
domenica 9 agosto (2026) in un incidente sulla provinciale 45 tra Puglia e
Molise. Si trovava su un Ford Transit sovraccarico. Nell’agosto di 8 anni fa
persero la vita sedici braccianti in due separati incidenti, sempre in Puglia.
Dal 9 maggio di quest’anno si contano 18 vittime tra chi finisce il turno di
lavoro e chi lo sta iniziando. Il sistema di trasporto (dei padroncini) della
manodopera nei campi provoca una mattanza, tra turni sfiancanti di lavoro e
ghetti che distano vari km dal luogo di lavoro. Oltre a essere pericoloso, il
trasporto su questi pulmini costa tra i 5 e i 10 euro, soldi trattenuti sul
salario. Se poi il lavoratore non ha le carte in regola, lo sfruttamento tocca
apici apocalittici. La legge di 10 anni fa contro il caporalato è disattesa e
inoltre, quando si riesce a farla prevalere, è efficace una volta avvenuti i
fatti (fattacci), ma poco serve per prevenirli. La Rete del Lavoro Agricolo di Qualità
conta solo 6113 imprese iscritte su un bacino potenziale di circa 200.000.
Comunicato Stampa del Presidio Permanente di Castelnuovo
Scrivia (di pochi giorni fa):
“Sui martiri delle nostre campagne.19 anni, rumeno, morto in un campo di pomodori nel cremonese,
morto di caldo, di fatica, di sfruttamento, in una bollente domenica d’agosto.
Ma in campagna si lavora la domenica? Certo, si lavora tutti i giorni, sabati,
domeniche e festivi compresi, piegati in due sotto il solleone, per 10-12 ore,
con paghe da fame. Certo, i banchi del supermercato non possono attendere, c’è bisogno
di quei frutti che poi finiscono sulle nostre tavole a prezzi stracciati.
Certo, c’’è l’ordinanza della Regione Lombardia che vieta il lavoro dalle 12,30
alle 16,00, ma chi se ne frega, tanto i controlli non ci sono, quei controlli
che dovrebbero garantire condizioni di lavoro decenti e salari contrattuali. E
il padrone che faceva lavorare quei migranti in quelle condizioni chi è, dove
sta? Silenzio tombale, come sempre…”.
Nel luglio 2024 il padroncino di turno esagerò: Satnam
Singh, un bracciante indiano, ebbe un braccio amputato in un macchinario.
Antonello Lovato, il datore di lavoro, non solo non chiamò immediatamente i
soccorsi, ma lo caricò su un furgone e lo lasciò davanti a casa sua, con il
braccio reciso su una cassetta da frutta. Il bracciante morì dissanguato, il
Lovato fu poi condannato a 16 anni, contro i 22 richiesti dalla pubblica
accusa. Ma quanti morti di edilizia? E di quanti non si conosce il destino? La
recente “invasione” dal Marocco verso Ceuta, enclave spagnola insulsa in
territorio marocchino, ha comportato almeno 141 morti annegati. Il deserto del
Messico deve essere irto non solo di cactus ma di ossa umane.
Il Mediterraneo è tomba di migliaia di naufraghi in cerca di
vita lavoro libertà, c’è la Libia sbranata post 2011 delle torture e della navi
vedetta, gentile omaggio dell’illuminato governo italiano, che spara su chi
salva i migranti che stanno affondando su barche scassate, e..e..e.. Diritto a
crepare assicurato.
Siamo certi che la tratta schiavista abolita in Inghilterra a
inizio 1800, cacciata dalla porta non sia rientrata dalla finestra? Una
finestra spalancata sul futuro. Brave New World.
** Tutte le foto sono tratte da illustrazioni del libro The Zorg, tranne l'ultima.