Translate

lunedì 27 marzo 2023

MEDIOEVI MINORI ITALIANI

 

MEDIOEVO MINORE NEL COMUNE DI ARCEVIA (ITALIA CENTRALE)


Da poche settimane ho lasciato il mio piccolo appartamento cittadino dopo più di 30 anni di permanenza pur discontinua. E’ stato difficile strapparsi da un luogo dove conoscevo ogni angolo delle vicinanze, ogni selce delle strette vie, dire addio agli incontri abituali, allontanarsi dalle (poche) ma solide amicizie e rapporti affettivi. E dal mare. Da una città portuale mi sono trasferita in una frazione minuscola e terragna, tuttavia con una lunga storia, annidata tra colline morbide come onde alle falde dell’Appennino centrale, il cuore verde dell’Italia.

Castello di Avacelli

Con sollievo ho scoperto nuovi rapporti di vicinato molto più caldi e un’abitudine al mutuo aiuto dimenticati nei centri urbani, e accanto a campi coltivati e a orti familiari una natura non addomesticata, oltre ad angoli di medioevo poco conosciuti; non strepitosi monumenti ma modeste antichità con il loro carico millenario incastonate tra boschi e prati. Non solo piccoli centri, ma “castelli”[1] con musei modesti ma originali.

Baule custodito dalle "pannare"

Qualche giorno fa ho visitato il Museo delle Arti Monastiche in uno di questi castelli, Serra dei Conti, non lontano dalla più conosciuta Jesi, che racchiude delle belle ville e palazzi con giardini nelle sue anguste e pulite vie, viuzze, scalette. Il complesso monastico di Santa Maria Maddalena ha chiuso i battenti in quanto monastero soltanto nel 2011, ed è stato trasformato in un piccolo ma interessante museo, che si lamenta “monco” di una sua parte, Palazzo Palazzi, dove erano le celle delle monache e della Badessa e forse anche altre stanze, ora diventato sede del Municipio.


Il Monastero viene fondato nei primi anni del 1500, ma è poi abbandonato nel corso del secolo dalle religiose, e il suo patrimonio è affidato alla Fabbrica di San Pietro che lo gestisce oculatamente, finché alcune suore clarisse di Pesaro si fanno promotrici delle riedificazione del primitivo complesso monastico, con l’interessamento del Papa. Così con l’aiuto del “tesoro” amministrato a Roma e l’appoggio del Comune di Serra dei Conti rinasce il Monastero, che diviene “ricco e signorile”, innaffiato dai lasciti di facoltose famiglie locali. Conosce alterne vicende, attraversa la crisi napoleonica, l’unificazione e la nascita del regno d’Italia, finché all’inizio della prima guerra mondiale il vescovo di Senigallia decide il trasferimento delle monache ad Arcevia. 

Allora c’è un movimento di ribellione sia da parte delle interessate che degli stessi abitanti di Serra dei Conti, gelosi del “loro” Monastero che sentono far parte del proprio tessuto sociale. C’è una vera e propria rivolta, addirittura una sassaiola accoglie le carrozze venute a prelevare le recluse, che così riescono a rimanere nel “loro” monastero. Mi è molto piaciuto quest’ultimo episodio che testimonia la passione e il legame tra un’istituzione che apparentemente esclude dal mondo e la gente che vive accanto ad essa, ma è in qualche modo partecipe della sua vita e le si stringe intorno, fino a far infrangere alle religiose l’ingiunzione all’obbedienza: anche le monache si ribellano.

Gli oggetti esposti non sono eccezionali ma, levigati o ammaccati dall’uso, testimoniano la quotidiana operosità delle monache, la cui rigida gerarchia è illustrata in pannelli, dalla priora o vicaria al vertice alle pannare  ( che inamidavano la biancheria)e le custoditrici cosiddette dei panni neri, singolare compito. Olle, tazze, arbarelli, fiale, bottiglie di diverse fogge, bilancini, taglieri, ecc sono esposte in bacheche di vetro; la lista dei cibi adatti ad ogni stagione e ricorrenza religiosa è dettagliata, ogni aspetto di vita è scandito e retto da regole immutabili negli anni. 

 

Una campanella soltanto rompe il silenzio condiviso che regna e chiama al lavoro, ai pasti, alla ricreazione, alla preghiera. Ad ogni monaca viene assegnata una sequenza particolare di rintocchi che corrisponde al suo nome e serve per designarla e chiamarla. Durante la quaresima la campanella non può essere usata, si utilizza invece il battistrangola, che non ricordo di avere visto in altri monasteri visitati in America del Sud, così descritto dalla Confraternita Santa Croce della foce di Gubbio: strumento in legno con battente in ferro su ambedue le facce (che) quando viene agitato con movimento semi-rotatorio alternato e veloce (c’è una manovella a lato) produce un discreto fracasso”. Ho provato a far risuonare quello esposto, ha un suono veramente sgradevole e certo non personalizzabile come i rintocchi della campanella. 

Battistrangola

Un altro aspetto originale di questo museo: il frigorifero “tradizionale” ante litteram. Consisteva in vere proprie caverne scavate nella pietra per conservare i cibi, alcune sono poco più di cunicoli bui dove si cercavano a tentoni farina o zucchero o cipolle e carne al lume di candela. Rimane poi un rettangolo esemplificativo di grata d’accesso, accanto alla quale stazionava la portinaia, guardiana perpetua della clausura.

Uscendo penso a quanto in realtà questa vite schermate apparentemente dalla storia abbiano poi ricevuto, attraverso che canali, scampoli di notizie di ciò che accadeva nel “mondo” e quali eco destassero nel silenzio del loro monotono vivere quotidiano pur scelto. Rimpianti o consolazione per esserne lontano. O forse indifferenza.

Cella "frigo" del Museo

 

Un altro luogo interessante e immerso in una cornice naturale deliziosa in questa stagione è la chiesa di S. Ansovino, anche raggiungibile dalla strada asfaltata. Ma molto meglio arrivarci percorrendo un ripido sentiero assai pietroso che scende all’uscita dell’abitato della frazione Avacelli. 

 

S. Ansovino

L’escursione dura poco meno di mezz’ora, ed è ormai illuminata da fioriture diverse e da pochi giorni da asparagi rigogliosi (per chi ha occhio per coglierne la presenza tra erbe rovi e siepi di biancospino). Le prime a spuntare sono state le stelline turchine di hepatica, o erba trinità e le viole mammole, poi dei larghi ciuffi di primule e ora si moltiplicano i ciclamini. A destra del serpeggiante sentiero a un certo punto c’è una lunga distesa coltivata a frumento, si vedono i solchi risalire la china delle valle, stretta come una gola, al cui fondo scorre un limpido torrentello, l’acqua che si beve nella zona è quella, e la stazione di depurazione è poco distante. E’ bello vedere scorrere l’acqua che bevi, in mezzo al verde.

 La fondazione della chiesa risale probabilmente al X o XI secolo, ma se ne hanno notizie certe dal 1082. Nel 1199 risulta dipendente dall’Abbazia di Sant’Elena dell’Esino, e da questa fu poi trasferita ad un ordine cavalleresco rimasto sconosciuto. Ma ad un certo punto, prima del 1308, risulta appartenente alla magione templare di Pian dell’Ospedale. Nel 1308 Papa Clemente V ordina ai vescovi di Jesi e Fano di inquisire contro i Templari presenti nelle loro diocesi, tra i quali quelli appartenenti “alla magione di S. Ansovinii della fossa dell’omo morto”. Mi chiedo da che derivasse questa cupa designazione. La chiesa fu più volte rimaneggiata nel XIV e XV secolo. Della struttura originaria restano la facciata decorata da una croce astile con sei palle tipicamente templare, una cripta destinata a ossario e una serie di capitelli di stampo longobardo nell’unica navata.

Capitelli in stile longobardo

 Mi sono ripromessa di chiedere la chiave d’accesso alla navata al proprietario del bar all’incrocio del fosso Fagiano, sotto il castello di Avacelli, per vedere i capitelli. Una domenica sono rimasta stupita nel vedere la porta della chiesa spalancata e varie auto parcheggiate sul bordo della strada bianca, il luogo è abitualmente solitario. L’ipotesi che fossero visitatori che avessero chiesto la chiave per vedere l’interno fu smentita nel constatare la presenza di due scudi bicolori rossi e bianchi al lato dell’entrata con la croce templare in centro e avvicinandomi e sbirciando qualche secondo dentro ho visto un officiante con stola bianca dietro a un altare e varie presenze maschili tra i banchi, di schiena, anch’essi con stole bianche. Una funzione dei templari, che strano. Mi sono discretamente allontanata continuando la passeggiata. Al mio ritorno dopo forse mezz’ora o poco più non c’era più nessuno, scomparsi gli scudi e serrata la porta. Dietro alla chiesa c’è uno spazio ricreativo, con lunghi tavoli e panche di legno, per i picnic della bella stagione. Una fontana di pietra annerita ha l’aria vissuta di una veterana. 

Facciata con stemma templare

A parte la curiosità destata dall’episodio “templare”, rimane il fascino di questa chiesetta millenaria, diroccata su un lato, annidata in fondo alla valle profonda e solitaria. Davanti alla facciata ci sono due panchine di legno e credo che verrò a leggere in questo bel silenzio rotto soltanto da cinguettii e fruscii di foglie. Prima che arrivi la stagione dei picnic.

Fontana dietro l'abside della chiesa

 

 

 

 



[1] In Italia con il termine castello si designava nel medioevo un centro urbano fortificato, circondato da mura, spesso legato a qualche signorotto locale o da lui dipendente (etimologia da castrum latino, campo militare).

martedì 28 febbraio 2023

MURI MIGRANTI E MICCE DIVERSIVE

 

POLITICHE MIGRATORIE, POLITICHE NECROFILE, POLITICHE AUTOLESIONISTE

Muri in Europa, foto da Eunews, settembre 2022
 

Ho davanti a me un ritaglio del quotidiano Le Monde del 19 ottobre 2013 dal titolo: La non-politique migratoire de l’Europe[1]. L’autore partiva dalla constatazione del disastro marittimo che aveva causato la morte di 366 migranti tra Lampedusa e Malta tra il 3 e il 4 del mese e aveva spronato l’allora Presidente del Consiglio italiano Enrico Letta a lanciare l’iniziativa militare e umanitaria battezzata Mare Nostrum, unica nel suo genere ed efficace, purtroppo sostituita assai presto, dopo un anno, dall’operazione europea Triton, che era in realtà non più una iniziativa di ricerca e soccorso, bensì di controllo delle frontiere[2]. L’autore dell’articolo constatava l’assenza di una politica europea comune adeguata. Triton fu il prologo di una lenta ma inesorabile trasformazione di interventi di salvataggio in mare di naufraghi in operazioni poliziesche e sostanzialmente di respingimento, fino all’aberrazione italiana del Patto mefistofelico del 2017 con gli aguzzini libici di Tripoli: soldi, vedette e sostegno politico in cambio di caccia ai migranti da imprigionare, torturare ed estorcere in galere che sono delle fosse dei leoni. Naturalmente con la solita giustificazione virtuosa di combattere il traffico di esseri umani. Una litania ipocrita che ritorna a ogni piè sospinto, tanto più che in ogni consesso internazionale si continua a sostenere che, naturalmente, si hanno a cuore (e che cuori) gli strombazzati e vilipesi diritti umani consacrati dal diritto umanitario internazionale. Mai nel recente passato tanto strombazzati, mai tanto vilipesi.

Foto Agenzia Sintesi

Le migrazioni internazionali, da sempre il miraggio di avventurosi e intraprendenti giovani uomini e donne in cerca di nuovi orizzonti, catalizzate oggi dalla necessità di sopravvivere o vivere decentemente non hanno fatto che moltiplicarsi[3], e dato il peggioramento prevedibile degli sconvolgimenti climatici e la mancanza di politiche di transizione energetica, agricola, industriale all’altezza delle esigenze di madre Terra, non faranno che aumentare. Tanto più che le siccità e le inondazioni a ripetizione aumentano l’aggressività e la competizione per l’accesso alle più scarse risorse disponibili, e conflitti e guerre causano il degrado ulteriore e la distruzione delle risorse, fughe e abbandono di campi e coltivazioni, un serpente che si morde la coda, un anello di causa-effetto disastroso. Vedi il Sahel in fiamme tra Mali e Burkina Faso.

Eppure ormai il “mai più muri” che sembrava scontato dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989 è cautamente ma nemmeno tanto superato. Nel Consiglio Europeo di inizio febbraio u.s. si è ventilata la possibilità di erigerne anche altri (Austria, Polonia, Bulgaria tra i candidati), ma d’altra parte che ha fatto Israele nel 2002? E la Grecia? Dopo la conquista di Kabul in Afghanistan il 15 agosto 2021, il timore di un’ondata di arrivi di disgraziati e disgraziate in fuga da est attraverso la Turchia ha consigliato l’allungamento di 40 km del muro di 12,6 km che dal 2016 era stato eretto nella zona di Evros, alla frontiera turca. "Non possiamo aspettare passivamente il possibile impatto", ha detto ieri il ministro della Protezione dei cittadini, Michalis Chrisochoidis, durante una visita nella regione di Evros: i nostri confini rimarranno inviolabili"[4]. Sicurezza, confini inviolabili, i fantasmi si diffondono come un virus super contagioso[5]: muro tra Lituania e Bielorussia, muro tra Polonia e Bielorussia (ma tappeto rosso per i rifugiati ucraini e per fortuna), anche la Lettonia sta erigendo il suo muro, e nel 2020 la Serbia ha cominciato ad erigerne uno a sud. In controtendenza solo la Slovenia abbatte la sua barriera alla frontiera con la Croazia, costruita all’epoca della grande migrazione dalla Siria. Il nuovo governo a Lubiana si è reso conto che non solo era una sconcezza e non impediva affatto l’arrivo di migranti, ma anche dannoso e aveva provocato la “morte di uomini e animali” (ibid.). Ci sono poi i muri di Ceuta e Melilla, retaggio coloniale spagnolo, ai confini del Marocco, che tante tragedie umane ha provocato anche recentemente e quello che non sarebbe un muro ma lo è diventato, cioè il Mediterraneo, che alberga ormai sui suoi fondali non decine di migliaia ma forse più di centomila scheletri umani. Quasi ogni settimana se ne aggiungono, ultimo quello di due giorni fa, 26 febbraio 2023, di fronte a Crotone: 64 cadaveri e decine di “dispersi”, per non dire di altri morti. 

Muro in Grecia

 

Ma i fantasmi della intangibilità dei propri confini e il nazionalismo che si sono diffusi a tappeto negli ultimi 30 anni fomentati dall’alto, dilagano anche in Africa. Più di 600 migranti provenienti da almeno dieci paesi subsahariani sono stati respinti dall’Algeria e sono arrivati a piedi al confine con il Niger[6]; anche in Marocco, un abituale canale di passaggio verso l’Europa, gli stranieri del sud africano non sono più graditi e sopravvivono in tendopoli costruite con sacchi della spazzatura e cartone nella periferia di Casablanca, sui binari di una tranvia in costruzione[7]

 

Migranti tra Algeria e Niger, foto A.P.

E la settimana scorsa il presidente della Tunisia Kais Saied ha scatenato una caccia all’ “uomo nero” con le sue inaccettabili dichiarazioni: la Tunisia non vuole diventare un paese africano (!) snaturando le sue radici arabe e musulmane, i migranti sono violenti e criminali, si moltiplicheranno a scapito degli autoctoni, insomma sono la radice di tutti i mali. 

 

Il Presidente tunisino presiede il Consiglio di Sicurezza Nazionale

Saied echeggia analoghi clichés pronunciati in questi ultimi decenni a iosa, ad esempio in Italia[8], un “paese razzista” secondo la pallavolista Paola Egonu (e concordo). Al diavolo le Convenzioni di Ginevra, il diritto umanitario internazionale, il diritto del mare. In Italia il decreto legge 1/2023 contro la ricerca e soccorso in mare delle navi delle ONG che si spendono in missioni sfiancanti, ha tutti i profili di incostituzionalità e viola sia il diritto del mare, sia il diritto di chi aspira a chiedere l’asilo, richiesta che dovrebbe essere esaminata comunque, ma è già stata approvato alla Camera dei Deputati e sarà approvato al Senato. Flebili obiezioni dalla UE. 

Migranti a Ouled Zian, Casablanca, foto Nadia Ben Mahfoudh

Per quanto riguarda l’Europa, poi, l’invecchiamento della popolazione autoctona e la bassa natalità suggerirebbero politiche di apertura all’immissione di corroboranti flussi migratori di giovani motivati, alcuni qualificati altri meno, ma tutti pronti ad imparare e formarsi professionalmente, con prole certamente più numerosa delle giovani coppie europee, almeno in media. Chi pagherà le pensioni dei vecchi nel 2050 ed oltre? Ma gli spettri costruiti in decenni di manipolazione delle coscienze sono resistenti come statue di pietra. Intanto le vere priorità sono trascurate o ignorate, oppure oggetto di un altro tipo di manipolazioni. L’obiettivo di non superare mai il livello di 1,5 gradi Celsius di riscaldamento globale in media sarà mancato quasi certamente, perché si prevede di raggiungerlo, a politiche ambientali immutate, nel 2040[9]: Oggi il riscaldamento prodotto dalle attività umane ha già raggiunto il livello di circa 1°C rispetto al periodo pre-industriale. Nel decennio 2006-2015 la temperatura è cresciuta di 0,87°C (±0,12°C) rispetto al periodo pre-industriale (1850–1900). Se questo andamento di crescita della temperatura dovesse continuare immutato nei prossimi anni, il riscaldamento globale prodotto dall’uomo raggiungerebbe 1,5°C intorno al 2040. Ma si continua a cercare e sfruttare nuovi giacimenti di gas e petrolio anche in zone che dovrebbero rimanere santuari protetti (Mozambico, RDC, Uganda-Tanzania, Senegal, in Africa dove i cambiamenti climatici sono più minacciosi). E i grassi introiti di TotalEnergies o di Exxon Mobil o di ENI ingrassano ulteriormente il mercato finanziario, non finanziano certo la transizione alle energie pulite. O la guerra in Ucraina, grande affare.

Acquedotti italiani colabrodo, regione per regione (foto articolo nota 10)

E l’acqua? Molti paesi europei sono attualmente in crisi idrica, vedi Italia, Francia, UK, ma si continua a sprecarla. In Italia gli acquedotti colabrodo vetusti perdono il prezioso liquido da decenni, ultima stima in media il 40% dell’acqua[10], ma chi ha visto investimenti sostanziali nel loro rinnovamento e/o riparazione? Un investimento già stanziato di 900 milioni di euro nel luglio 2022 era ancora da avviare. Il Po è oggi già in condizioni critiche, deficit idrico circa 50%.

 La siccità che moltiplica le crisi umanitarie (e povertà e migrazioni) imperversa in varie regioni del mondo, terribile nel Corno d’Africa, in Somalia si è alla carestia, ma non piove neppure in California o in Uruguay. O si muore di sete, o si muore affogati, perché quando finalmente piove il suolo impermeabilizzato e senza humus non assorbe l’acqua che tutto travolge e distrugge, vedi Pakistan 2022[11]. Penso a tutte le sagge indicazioni per trattenere l’acqua e riuscire a coltivare anche ortaggi imparate in Mali negli anni 1980, ai Pères Blancs, missionari francesi maestri in questo settore. Penso ai cosiddetti sistemi di allerta precoce per evitare le carestie. Poco o niente è sedimentato se non in sporadiche virtuose iniziative. E quanti milioni spesi per finanziare guerre o i muri? O spedizioni di “pace” o interposizione in varie parti del pianeta? Si preferisce accendere micce che funzionano da diversivo, spauracchi ridicoli e criminali: la perdita dell’identità nazionale, l’invasione, la grande sostituzione “etnica”.

Tende di fortuna a Ouled Ziane, Casablanca, foto Nadia Ben Mahfoudh

Nella conclusione al suo saggio Il Disagio della civiltà del 1930, Sigmund Freud scriveva:” Il problema fondamentale della specie umana a me sembra sia questo: se, e fino a che punto, l’evoluzione civile riuscirà a padroneggiare i turbamenti della vita collettiva provocati dalla pulsione aggressiva e autodistruttiva degli uomini…Gli uomini adesso hanno esteso talmente il proprio potere sulle forze naturali, che giovandosi di esse sarebbe facile sterminarsi a vicenda, fino all’ultimo uomo. Lo sanno, donde buona parte della loro presente inquietudine, infelicità e apprensione. E ora c’è da aspettarsi che l’altra delle due “potenze celesti”, l’Eros eterno, farà uno sforzo per affermarsi nella lotta con il suo avversario parimenti immortale (Thanatos). Ma chi può prevedere se avrà successo, e quale sarà l’esito?”


 



[1] https://www.lemonde.fr/idees/article/2013/10/17/la-non-politique-migratoire-de-l-europe_3497994_3232.html

[2] https://www.ilpost.it/2015/04/20/differenze-triton-mare-nostrum/

[3] https://www.pewresearch.org/fact-tank/2022/12/16/key-facts-about-recent-trends-in-global-migration/

[4] https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2021/08/21/grecia-muro-anti-migranti-di-40-km-a-confine-con-turchia_05059770-22e0-444d-90c4-2dba00f490c2.html

[5] https://www.eunews.it/2022/09/23/lituania-polonia-barriere-confine-bielorussia-slovenia-smantella-muri-anti-migranti/

[6] https://www.rfi.fr/fr/afrique/20220920-une-nouvelle-vague-de-plus-de-600-migrants-refoul%C3%A9s-d-alg%C3%A9rie-arrive-au-niger

[7] https://www.rfi.fr/fr/podcasts/reportage-afrique/20230212-maroc-le-calvaire-des-migrants-subsahariens-refoul%C3%A9s-%C3%A0-casablanca

[9] https://ipccitalia.cmcc.it/ipcc-special-report-global-warming-of-1-5-c/

[10] https://ambientenonsolo.com/acquedotti-colabrodo-nei-comuni-italiani/

[11] https://www.rainews.it/photogallery/2022/09/alluvioni-un-terzo-del-pakistan--sottacqua-pi-di-3-milioni-di-bambini-in-pericolo-db9117aa-a8c8-49fd-ae86-815c9a5bc670.html