AMMAZZARE IL CALDO
RIDENDO
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| Olindo Guerrini |
Olindo Guerrini (1845-1916), intellettuale, giornalista e poeta romagnolo, ci ricorda in un sonetto in dialetto romagnolo che ho sempre riletto con lo stesso gusto col quale ne risi molti anni fa, quando mi fu letto dal mio compagno puro romagnolo, che ondate di caldo estivo anomalo ci furono anche più di cent’anni fa, anche se probabilmente meno protratte e meno intense, senza incendi devastatori. E con la sua raccolta di sonetti romagnoli[1], beffardi e scanzonati, ci consoliamo della calura estiva odierna ridendo dei personaggi grotteschi che li poeta dipinge con ironia icastica. Leggere per credere. E a testimoniare l’indecifrabilità per i non iniziati del dialetto in questione, cito prima il testo originale, cui segue la mia traduzione, che se possibilmente imprecisa poiché si basa su ricordi lontani, spero susciti egualmente ilarità e forse, da parte di eventuali lettori romagnoli, consigli di correzione. E con chi leggerà ignaro me ne scuso.
CHELD
La piò caldura d’ st’ann l’è steda d’ loi
Quand la zité la s’è arvarsé a marena
E ch’ è vens la tarizia a la canena
Che in t’una stmana ui dvinté zali al foi.
In ch’la fiaca d’e’ cheld ui fo d’i imbroi
Che tanti donn al l’ha passeda fena
E um ha cunté la zopa Caratena
E’ fatt d’ Epaminonda con su moi.
Lò, ch’è un sicheri, ula truvé in camisa
A tafaneri schvert, cun bon rispett,
Immazinev cun chi? Cun l’amigh zrisa.
Mo l’aveva una fiaca ch’ui ha dett:
“Ch’ uv vegna un azident in t ’la madrisa.
Fazim d’e’ post ch’ am voi sturghé in t’ e’ lett”.
CALDO
Il periodo più caldo quest’anno è stato a luglio
Quando la città si è (tutta) riversata al mare,
Ed è venuta l’itterizia all’uva canina
Tant’è che in una settimana si è seccata.
Con la fiacca del caldo ce ne sono stati di intrighi
Che tante donne se la sono vista brutta,
E la zoppa Caterina m’ha raccontato
La storia di Epaminonda con la moglie.
Lui, che è un bellimbusto, l’ha trovata in camicia
Col culo all’aria, parlando con rispetto
Immaginatevi con chi? Con l’amico Ciliegia[2].
Ora, aveva una fiacca tale che gli ha detto:
“Che vi prenda un accidenti nella madrisa[3]
Fatemi posto che voglio sdraiarmi a letto”.


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