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venerdì 22 novembre 2013

Traduzione Sonetto XVIII di W. Shakespeare

Sonetto XVIII

Shall I compare thee to a summer’s day?

 
 
Albero di Ceibo
 

Dovrò paragonarti a un dì d’estate?
Maggior bellezza hai tu, e più soffusa
Sui germogli di maggio il vento infuria
E troppo breve estate passa e fugge.

L’occhio del sole a volte brucia ed arde
Troppo intenso, e il suo viso d’oro imbruna
E ogni cosa bella già sfiorisce
Per caso, o guasta da natura alterna.

Ma la tua estate eterna mai si estingue
Né perde l’avvenenza il tuo sembiante
Né su te celebra Morte il suo trionfo
Nel tempo in versi eterni il tempo vinci.

Finché gli uomini avranno occhi e respiro
Vivrà ciò che io qui scrivo, e tu vivrai.

TEXT

Shall I compare thee to a summer’s day?
Thou art more lovely and more temperate:
Rough winds do shake the darling buds of May,
And summer’s lease hath all too short a date;
Sometime too hot the eye of heaven shines,
And often is his gold complexion dimm'd;
And every fair from fair sometime declines,
By chance or nature’s changing course untrimm'd;
But thy eternal summer shall not fade,
Nor lose possession of that fair thou ow’st;
Nor shall death brag thou wander’st in his shade,
When in eternal lines to time thou grow’st:
   So long as men can breathe or eyes can see,
   So long lives this, and this gives life to thee.

mercoledì 13 novembre 2013

Crimini rituali e modernità



Crimini rituali e modernità


Spiaggia di Nosy Be, Madagascar, dove il 2 ottobre sono stati linciati 3 uomini
incolpati di un presunto crimine rituale

Non cessa di stupirmi ( e sgomentarmi)  l’immenso iato tra il progresso tecnologico e scientifico e la bestialità ripugnante della persistenza e della vitalità, presumibilmente proiettata  verso un rigoglioso futuro,  dei più efferati crimini legati a un' epoca che chiamerei preistorica, precedente i primi barlumi di quella che usiamo definire civiltà umana .
Un biologo informatico direbbe: certamente, è spiegabile a partire dal fatto che l’hardware umano è quello di  centomila  anni fa mentre il  software  si  è molto evoluto. L’amigdala è quella del predatore predato, coetaneo della tigre dalle zanne a sciabola ma le dita sfiorano  telefoni collegati a  internet.

Allora è possibile inventare una stampante a 3D che riesce a fabbricare una vettura  o raffinate opere d’arte, è possibile scoprire la particella di dio ovvero il bosone  di Higgs facendo collidere per miliardi di volte particelle elementari ad una velocità che rasenta quella della luce, trapiantare organi, e allo stesso tempo  tagliare le gambe agli albini per venderle attribuendo alle stesse poteri magici (Tanzania), o portare nella boscaglia e accecare il nipotino di 10 anni per  tagliargli gli organi genitali per  trafficarli come talismani (accaduto in Mozambico, in Zambezia,  nel 2011, e riportato dal giornale Noticias. Il bambino è rimasto miracolosamente vivo. Ero a Maputo all’epoca e il fatto mi aveva impressionato molto dolorosamente).

Il 28 ottobre 2012 RFI, Radio France International, titola:  Aumento inquietante dei crimini rituali in Gabon, e il 13 aprile 2013 L’Associazione di Lotta contro i crimini rituali, a Libreville, si vede proibire una marcia indetta per denunciare l’impunità che copre i mandanti di questi delitti efferati. “Les crimes rituels au Gabon consistent à croire que prélever un organe d'une personne vivante permet à une autre personne de se renforcer.” (http://fr.globalvoicesonline.org/2013/04/21/144451/). La marcia si è poi svolta  in giugno con la partecipazione della moglie del presidente del paese.
Ieri,  12 novembre 2013, la stessa RFI ha intervistato brevemente una serie di  studiosi e attivisti residenti in vari paesi dell’ Africa per lo più occidentale: Gabon, Congo, Cameroun, Benin , Ghana. Tutti hanno sottolineato che i mandanti  dei “crimini rituali” sono persone altolocate, intangibili e legate alla sfera del potere politico. L’interlocutore congolese ha menzionato una credenza (“cabanga”) secondo la quale  la corda con la quale si è impiccata una persona acquisterebbe poteri magici.  In Gabon, i delitti aumentano quando si avvicinano le elezioni – il potere politico si conquista attraverso maneggi stregoneschi.
Una ricerca dell’antropologo Peter Geschiere , Sorcellerie et Politique  (Karthala, 1995) indaga  gli intrecci perversi tra le moderne realtà  dello Stato Nazionale e la  persistenza  di credenze radicate nella forza dell’occultismo e dei poteri magici in Cameroun.  Come si vede, 18 anni dopo, non molto è cambiato.

Inoltre, perversamente, le superstizioni  si mescolano a frustrazioni sociali e politiche, a percezioni di discriminazione e condizioni de privilegio e sfociano in linciaggi come quello accaduto poche settimane fa in Madagascar, a Nosy Be, di cui sono stati vittime due turisti e un Malgascio (http://www.lemonde.fr/societe/visuel/2013/11/12/a-madagascar-la-folle-rumeur-qui-a-mene-trois-hommes-sur-le-bucher_3512306_3224.html). Il malgascio é stato bruciato vivo: i due turisti, un francese e un italiano hanno subìto uno pseudo processo  aberrante. Il servizio  giornalistico è il risultato di più di un mese di inchiesta sul luogo degli assassinii.

Si può riflettere amaramente se sia più “moderno”  bruciare gli umani con le armi chimiche e con le bombe al fosforo oppure su  di una pira. Di certo, siamo ancora gli uomini delle caverne, come concludeva Quasimodo quasi settanta anni fa.


sabato 2 novembre 2013

Sonetto LXXIII Shakespeare, Traduzione mia



Sonetto LXXIII
W. Shakespeare

That time of year thou mayst in me behold 


Autunno panoramica

 
Quel tempo dell’anno in me tu puoi vedere
Che foglie secche, o poche o rare, pendono
Dai rami che  là tremano nel freddo
Nudi cori cadenti, echi già d’alati canti.

In me tu vedi il crepuscolo di un giorno
Che si sfa all’ occidente a sole spento
E la notte di pece  già l’inghiotte
Il sosia della morte, serra e chiude tutto.

In me tu vedi il palpito di un fuoco
Che sulle ceneri dei suoi verdi anni posa
Come il giaciglio su cui dovrà spirare
Arso da ciò che or ora lo nutriva.

Ciò vedi e il tuo amore si rafforza
Per amare ancor più quel che si smorza.
 
 

That time of year thou mayst in me behold

That time of year thou mayst in me behold
When yellow leaves, or none, or few, do hang
Upon those boughs which shake against the cold,
Bare ruin'd choirs, where late the sweet birds sang.
In me thou see'st the twilight of such day
As after sunset fadeth in the west,
Which by and by black night doth take away,
Death's second self, that seals up all in rest.
In me thou see'st the glowing of such fire
That on the ashes of his youth doth lie,
As the death-bed whereon it must expire,
Consum'd with that which it was nourish'd by.
This thou perceiv'st, which makes thy love more strong,
To love that well which thou must leave ere long.



mercoledì 23 ottobre 2013

Toilet Paper



Toilet Paper
 
 

A pag. 8 dell’edizione italiana di Le Monde Diplomatique di ottobre (2013), a proposito dell’articolo: ”Abbiamo perso Detroit”, si legge: “ In alcune caserme, i pompieri sono stati obbligati a comprare a loro spese la carta igienica. Toccata dalla situazione, un’azienda ha generosamente donato più di 70 mila rotoli ai soldati del fuoco..” ( notizia a sua volta tratta dal quotidiano  USA Today del 6 dicembre 2012).

Non posso fare a meno di pensare che forse l’azienda dal grande cuore avrebbe potuto impiegare più proficuamente, magari con forniture  professionali o finanziando posti di lavoro,  il denaro speso per rifornire i bagni delle caserme di carta che, data la quantità, - ignoro quanti siano i pompieri a Detroit, ma date le finanze temo non siano moltissimi - potrebbe durare più della città stessa, in bancarotta e con una infrastruttura industriale in caduta libera.
Questa riflessione mi è anche stata suggerita dalla mia lunga esperienza di non consumatrice di carta igienica in contesti sia europei che extra-europei. Insomma, della carta igienica si può felicemente fare a meno, sia nel bagno di casa, si presume fornito di acqua corrente e eventualmente di saponetta o sapone liquido con relativo asciugamano, sia a maggior ragione in toilettes alla turca in giro per il mondo o soddisfacendo i propri bisogni, per necessità  logistica, in boscaglia o insomma all’aperto.
Chi si è occupato di sanitation in contesti rurali e poveri sa che gli umani si dividono in due classi sub specie escretoria: washers e wipers.  Mi dispiace ma non trovo termini italiani altrettanto sintetici. Detto con perifrasi, dopo aver soddisfatto i propri bisogni corporali, small job or big job, come una volta indimenticabilmente si espresse nella giungla dell’Andra Pradesh una persona che mi accompagnava a visitare un villaggio (a seconda del “bisogno” ci sono differenti luoghi deputati nella boscaglia), una parte degli umani si lava mentre un’altra parte usa foglie o carta  (che altro?) per nettare le parti interessate.

Ora, devo ammettere che mi resi conto, dopo qualche giorno di smarrimento nel lontano 1978, quando in Mozambico mancò per una o due settimane la carta igienica e ci dovemmo adattare finché con grande giubilo dei cooperanti europei  ne arrivò in porto un nuovo carico per rifornire i nostri bagni orfani, che di questo apparentemente indispensabile corredo dei nostri gabinetti si può fare felicemente a meno, a vantaggio dell’ arboricoltura. Semplicemente convertendosi da wipers a washers.  Oppure, in caso di small job, sopprimendo più che un bisogno reale, un’abitudine.

In  molti paesi dell’America del Sud  come in Palestina o in molte città africane i sistemi fognari e di smaltimento sono o inesistenti, sostituiti da fosse settiche, o molto  fragili e  si intasano con grande facilità. Per cui ad esempio in Colombia, dal primo giorno, si impara o a gettare la carta usata in osceni (a mio avviso) cestelli di plastica a volte senza coperchio vicino alla tazza del water, o a effettuare più sanamente la conversione summenzionata.  In Turchia invece, come in molti paesi musulmani, accanto alla tazza è appeso un tubo metallico flessibile con beccuccio. Premendo una levetta  esce un opportuno e praticissimo getto d’acqua. Oppure  il beccuccio è situato dietro alla tazza stessa  all’altezza giusta e basta premere un bottone. Nei villaggi africani invece  ti danno una specie di bollitore d’alluminio pieno d’acqua quando ti accompagnano alla latrina (se c’è).

Le foreste in via d’estinzione del pianeta ringraziano.