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mercoledì 21 novembre 2018

MEDIOEVO ITALIANO


MEDIOEVO ITALIANO 


DaisyOsakue atleta italiana colpita dal lancio di un uovo, estate 2018

“They were crooks who knew what they were doing, these are crooks who don’t know what they are doing”: tradotto, erano farabutti che sapevano dove mettere le mani, questi sono farabutti che non lo sanno.

 Questa frase letta molti anni fa, probabilmente sul Guardian, era il fulminante giudizio di un politologo sulla differenza tra la dittatura di Ferdinand Marcos nelle Filippine, durata dal 1965 al 1986, e il regime di Corazón Aquino, succedutagli dopo la sua caduta e fuga. L’elezione di “Cory” fu salutata con grande entusiasmo, ma presto mostrò tutte le sue pecche: improvvisazione, inettitudine e malcostume dei suoi collaboratori,patetica impreparazione di Cory stessa in loro balìa, lei che era vissuta fino all’assassinio del marito, famoso oppositore di Marcos, all’ombra del consorte, senza alcuna carica o esperienza di governo.

Quella frase mi sembra calzare a pennello la situazione italiana attuale dopo le elezioni politiche del 4 marzo scorso  e la formazione dopo molti tiramolla di una sgangherata e destrorsa coalizione di governo, non tempesta improvvisa e inaspettata come alcuni, ad esempio Alessandro Piperno, sembrano suggerire[1], bensì esiziale esito di un tragitto storico lungo decenni durante i quali anche le fasi di relativa salute economica, integrazione sociale e ricchezza culturale sono state insidiate da tare di cui i farabutti che sapevano dove mettere le mani ed erano al potere  non solo non hanno mai voluto sbarazzarsi, ma che hanno coltivato più o meno nascostamente, mentre chi avrebbe dovuto e potuto contrastarli  alzava la voce, se la alzava, tanto sommessamente da riuscire il più delle volte inudibile, in un crescendo di negligenza della cosa pubblica e di alacre accudimento a privati interessi. Altro che rivolta contro il “politicamente corretto”! In passato avevamo probabilmente più anticorpi, ora il sistema immunitario Italia sta andando in tilt. 
Questi dilettanti apprendisti criminali allo sbaraglio, chi li ha eletti?


Un rapido rewind a partire dal 1945.

Bisogna ricordare innanzitutto che questo è il paese delle stragi impunite, a partire da quelle nazifasciste. Fu solo nel 1994, in margine alle indagini su Erich Priebke, condannato successivamente per l’eccidio delle Fosse Ardeatine, che emersero più di 600 fascicoli relativi alle stragi compiute da nazisti e fascisti dopo l’8 settembre 1943, archiviati “provvisoriamente” nel 1960 in un armadio le cui ante erano girate verso il muro. Grazie alla battaglia in primis del giornalista Franco Giustolisi appoggiata dal settimanale L’Espresso a partire dal 1996 si arrivò infine alle indagini, alle audizioni di testimoni e indiziati, e a condanne, anche all’ergastolo, che non furono mai eseguite.  L’istituzione di una Commissione Parlamentare d’inchiesta terminò con due relazioni contrastanti nelle conclusioni e l'increscioso ritrovamento fu silenziato con il solito insabbiamento. Dal 2016 i fascicoli sono almeno consultabili online[2].
 
Emblema della Gladio
A due anni dalla Liberazione la strage di Portella delle Ginestre, il primo maggio 1947, apre la strada al potere democristiano e inaugura la strategia della tensione, come giustamente sottolineano  Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino in un lungo scritto assai documentato pubblicato nel 2007 sul sito Peacelink dal titolo eloquente: Stati Uniti eversione nera e guerra al comunismo in Italia 1943-1947. Non bisogna quindi aspettare la strage di Piazza Fontana alla Banca dell’Agricoltura di Milano del 12 dicembre 1969 per inaugurarla ufficialmente. E durante il ventennio 1947-1968 d’altra parte non mancano tentativi di golpe militari con la complicità di poteri manifesti e occulti: basti pensare al Piano Solo, cospirazione il cui motore primo è il Generale De Lorenzo dell’Arma dei Carabinieri, che tesseva le sue trame eversive per sventare l’avvicinamento della sinistra al governo, disegni mai concretizzati fortunatamente. Oppure si vada a rispolverare la documentazione relativa all’Organizzazione Gladio, struttura militare occulta costituita nel primo dopoguerra in ambito NATO allo scopo preciso di condizionare il quadro istituzionale e politico italiano, che era parte della ben più estesa rete NATO-CIA Stay Behind esistente in vari paesi europei[3].

Risultati immagini per immagini strage piazza fontana
 Dopo ben sette processi per la strage di Piazza Fontana, di chiarissima marca fascista con amplissime implicazioni del potere statale anche ai massimi livelli civili e militari, la conclusione fu: assoluzione collettiva per tutti gli imputati a dispetto della ormai comprovata colpevolezza di almeno due dei principali responsabili, Franco Freda e Giovanni Ventura, perché già assolti in un precedente procedimento e quindi non più punibili. Nel giugno del 1970 era uscito il primo libro d’inchiesta su Piazza Fontana, La Strage di Stato, frutto del lavoro di militanti della sinistra edito da Samonà e Savelli. La copia che possiedo, la quinta edizione, è del 1971 e reca sulla copertina la scritta: 130° migliaio. Già allora emergevano inequivocabili sia le responsabilità istituzionali in alto loco sia l’impiego della manovalanza fascista, responsabilità che trentasei anni dopo sono state siglate dall’impunità.

E impunite sostanzialmente sono state le stragi di Brescia, del treno Italicus, di Bologna, di Ustica e le morti delle tante vittime delle leggi speciali degli anni ’70. Sono le stragi statal-fasciste che stanno dietro ai cosiddetti anni di piombo e alla scelta sventurata della lotta armata.
Così la fiammata di liberazione e riscatto del 1968/69, le lotte operaie e popolari che seguirono e gli innegabili successi che esse conseguirono, furono troppo presto smorzate e spente dal contrattacco durissimo e sanguinoso dei padroni del vapore. Con la “marcia dei 40.000” alla Fiat[4] iniziò il declino della mobilitazione di massa e la perdita di terreno delle organizzazioni dei lavoratori e dei proletari. 
Marcia dei 40.000 a Torino, 1980

Gli anni ’80 furono gli incubatori della globalizzazione e prepararono la disintegrazione del lavoro in tutto il mondo, quindi anche in Italia, dove un imprenditore e faccendiere toscano chiamato Licio Gelli, alias il Venerabile, stendeva il suo Piano di Rinascita Democratica della Loggia Massonica P2 e ne controllava la lenta messa in opera. 
La Commissione Parlamentare d’Inchiesta, presieduta dalla integerrima democristiana Tina Anselmi, dal 1981 al 1985 riuscì a portare alla luce tutta la complessità della macchinazione e a rendere pubblici i nomi dei componenti della Loggia, tra i quali politici, militari e imprenditori di spicco, incurante di minacce e intimidazioni. Ciò non ne impedì la progressiva esecuzione, tanto è vero che lo stesso Venerabile poteva compiacersene: «Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tivù, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto 30 anni fa in 53 punti»[5]. Da notare che è già pronto il nuovo Gelli versione digitale alias Steve Bannon, in missione per conto di dio in Europa con l'occhio fisso alle elezioni europee e le tasche piene di soldi.**
Lo spartiacque del 1989 pone fine alla rivalità “tradizionale” Est-Ovest e cambia tutto lo scenario internazionale per inaugurare un’era di nuove guerre e nuovi conflitti, e non è certo un caso che in Italia fu solo nel 1990 che la questione Gladio emerse alla luce del Sole.
Licio Gelli e Andreotti
Gli anni ’90 sono “la grande occasione” per gli eredi del PCI, sciolto frettolosamente nel 1991 dal suo ultimo segretario, Achille Occhetto[6] e diventato Partito Democratico della Sinistra (PDS) per entrare a pieno titolo nel rango dei papabili in vista della conquista del governo, vista come ultima tappa vittoriosa della lunga marcia attraverso le istituzioni. Grande occasione che sarà tristemente mancata e sfocerà nell’assenso del governo D’Alema alla “nuova” NATO del 1999 (altri 50 anni di sicurezza!) e alla partecipazione alla guerra in Kosovo.

Il 1992 sembra marcare uno spartiacque storico con il terremoto dell’inchiesta “Mani Pulite”, la crisi dei poteri forti di cui vengono alla luce malversazioni e corruzione endemica, la fine del potere socialista e di Bettino Craxi e, bomba mediatica, la sparizione della Democrazia Cristiana al potere dal 1948. Ma la rottura è più apparente che reale e soprattutto si compie ad opera del potere giudiziario, non attraverso una presa di coscienza popolare a livello politico. Il tradizionale trasformismo italiano prevale, ed ecco spuntare “il nuovo” nel 1994 nella veste del grande Venditore[7] per antonomasia che venderà fuffa e sogni per un ventennio agli italiani narcotizzati dal suo piglio buffonesco e dai suoi successi imprenditoriali, un ventennio inaugurato, guarda caso, da un’altra stagione stragista (1992-93).
Strage Via dei Georgofili, 1993


E sarà il ventennio della sconfitta di quel che resta della gloriosa classe operaia degli anni ’70, della sua disgregazione in una miriade di lavoratori “atipici” - anteprima della flessibilità, delle delocalizzazioni e dismissioni, della Gig Economy odierna[8] - , del declino del Welfare State e della progressiva sottrazione di finanziamenti ai servizi pubblici, cardine della solidità della compagine sociale, a vantaggio del privato (Università e scuola, sanità, trasporti, telecomunicazioni), il ventennio della scomparsa della locuzione “lotta di classe” dall’ordine del discorso[9], ormai parola interdetta nella terminologia di Michel Foucault.  Ma viva e vegeta nella realtà storica e sociale: come ben spiegato da Luciano Gallino, ora la lotta di classe la fa una parte sola[10]. E’ in questo quadro di dilagante strapotere del corporate power internazionale, altresì denominata globalizzazione, di pauperizzazione di larghi strati di popolazione e di aumento della capacità attrattiva di mafie vecchie e nuove che estendono i loro pascoli su sempre nuove fette di economia che crescono le disuguaglianze, la distanza astronomica di reddito e benessere tra la base e il vertice della piramide sociale e esplode la bolla finanziaria del 2007/20008 a partire dagli Stati Uniti, che in Italia non è mai finita.

La storia di un paese non si sbianchetta facilmente e se non si ignora questa zavorra pesantissima che l’Italia si porta dietro – e si è accennato sommariamente soltanto ad alcune fasi marcanti dell’ultimo dopoguerra – si può esprimere smarrimento nel guardare al nostro presente in questo scorcio finale di 2018, a questa oscena sceneggiata quotidiana di dilettanti allo sbaraglio che per via elettorale si sono impadroniti dell’Italia, ma non è lecito stupirsi più di tanto. Questo non vuol dire ovviamente che fosse scritto in cielo che Lega e Cinque Stelle formassero questo governo, ma è difficile negare che non si respirasse un’aria da fin de régime da anni. Ora guardiamo le macerie e ci chiediamo come ce ne sbarazzeremo per ricominciare a costruire su fondamenta più solide la casa Italia. In tutti i sensi, pensando al dissesto idrogeologico, trascurato come se fosse un aspetto secondario della nostra realtà. Ci chiediamo se stiamo toccando il fondo o no.

Ma alla luce degli ultimi 70 anni si comprende come siamo potuti arrivare al margine del burrone: lenta privatizzazione strisciante del Sistema Sanitario Nazionale universalistico del 1978, spesa sanitaria ridotta a una percentuale sempre decrescente di PIL, il 6,6 nel 2017, che dovrebbe ulteriormente scendere a 6,3 nel 2020, percentuali mai raggiunte in passato che non assicurano le coperture necessarie, tanto che circa 12 milioni di persone rinunciano a curarsi[11]; Italia fanalino di coda per quanto riguarda l’istruzione tra i paesi OCSE, al 30° posto, con 600.000 giovani che non finiscono la scuola dell’obbligo, con 2,2 milioni di ragazzi che non studiano né lavorano, e con una percentuale di laureati tra le più basse in Europa (18%, mentre la media OCSE è del 37%), la percentuale di analfabeti funzionali più alta dell'Unione Europea[12]. In Italia più del 45% di persone adulte legge meno di 3 libri all’anno e solo il 12% ne legge almeno 12, mentre un 40% circa ha meno di 1 libro in casa. Tutti dati facilmente reperibili online. Abbiamo almeno 40 Siti di Interesse nazionale (SIN) nei quali sono interrati rifiuti tossici che uccidono lentamente, molti di essi conseguenze di una industrializzazione altrettanto tossica e conseguita a colpi di sovvenzioni statali a fondo perduto, vedi Ottana in Sardegna[13], industrializzazioni fugaci che hanno lasciato dietro la desertificazione. Il bel libro di Marina Forti, Malaterra, edito da Laterza, offre una desolante panoramica di questi territori che aspettano una bonifica. 

 Terra dei fuochi, terra di tumori

C’è un revival di neofascismi razzisti in molte parti d’Europa[14], ma l’Italia ne è una degna testa di ponte, con una serie di aggressioni a catena negli ultimi mesi[15]nelle quali non si sa se sia più stupefacente l’ottusità o la crudeltà gratuita. E il bersaglio preferito è il tasso di melanina giudicato eccessivo dell’epidermide. In particolare ci fa una bella pubblicità sul New York Times l’articolo di una giornalista che ha avuto la sfortuna di fare uno stage di sei mesi a Firenze durante i suoi studi, nel 2013[16]. Disoccupazione oltre il 10%. Caporalato, a dispetto della recente legge che intende combatterlo, favorito dalla mancanza di controlli per carenza di ispettori e connivenze. Il decreto sicurezza che toglie la protezione umanitaria e smonta il sistema di integrazione diffusa per i migranti rafforzerà l'illegalità e aumenterà il tasso già notevole di anomia. per soprammercato, si contesta l'austerità della UE da destra, un capolavoro. Eccetera.

L’Italia si è risollevata dalla catastrofe del 1943, è legittimo sperare che si risollevi dal fallimento di questo lungo lunghissimo dopoguerra? E che si doti di una classe dirigente degna di questo nome?







[1] Si veda ad esempio l’intervista a Alessandro Piperno sulla Stampa del 18/!!/2018, https://www.lastampa.it/2018/11/18/cultura/fiaccati-da-anni-di-politicamente-corretto-gli-italiani-vogliono-trivialit-e-tracotanza-3TQuomd3B2BPoHGGqLVLcP/premium.html
[2] http://espresso.repubblica.it/attualita/2016/02/15/news/stragi-nazifasciste-l-armadio-della-vergogna-adesso-consultabile-online-1.250535

[3] http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=24
[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Marcia_dei_quarantamila
[5] https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2015/12/16/piano-di-rinascita-di-gelli-cosa-e-stato-attuato/160398/
[6] http://www.italnews.info/2018/02/03/3-febbraio-1991-su-iniziativa-di-occhetto-si-scioglie-il-pci/
[7]https://www.ibs.it/venditore-storia-di-silvio-berlusconi-libro-giuseppe-fiori/e/9788811600466
[8] https://www.ft.com/content/b5a2b122-a41b-11e5-8218-6b8ff73aae15
[9] http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/filosofiacritica/ordinediscorso.pdf
[10] Luciano Gallino. La lotta di classe dopo la lotta di classe. Laterza, 2012
[11] https://www.ilmessaggero.it/economia/economia_e_finanza/sanita_poverta_italia_cure_medicine_istat-3836039.html
[12] http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/03/07/news/analfabeti-funzionali-il-dramma-italiano-chi-sono-e-perche-il-nostro-paese-e-tra-i-peggiori-1.296854
** Si leggano gli articoli che il Guardian ha dedicato alla missione di Bannon in Europa: https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/jun/06/steve-bannon-far-right-radicalise-europe-trump

[13] http://www.dire.it/15-05-2018/202412-ottana-dallillusione-industriale-allincubo-desertificazione/

[14] https://www.letemps.ch/opinions/retour-racisme
[15] http://www.cronachediordinariorazzismo.org/unestate-allinsegna-del-razzismo/
[16] https://www.nytimes.com/2018/10/23/travel/racism-travel-italy-study-abroad.html

domenica 11 marzo 2018

LA MARTINICA RIVISITATA: VELENI IN PARADISO



                LA MARTINICA RIVISITATA: VELENI IN PARADISO




Entri in libreria, sfogli una guida dei Caraibi e cominci a leggere le pagine sulle Antille Francesi. Ecco la Martinica, la più facile da raggiungere a qualche ora da Parigi, con i suoi paesaggi lussureggianti, mare turchese e coralli, foreste di alberi e fiori che sembrano sculture. Guardi i prezzi: il viaggio prenotato con buon anticipo non costa troppo. Decidi, compri il biglietto, e via! La bellezza dei luoghi, la dolcezza del clima ti soggioga e conquista, il soggiorno è delizioso. Non sospetti che un involucro così smagliante racchiuda insidie; l’occhio è abbagliato dalle apparenze, natura rigogliosa e socialità meticcia. Effettivamente gli scheletri avvelenati celati tra le verdi colline non sono evidenti per il turista standard, che se ne andrà conquistato dalle Antille creole e ne decanterà i pregi, ignaro del lezzo di quelle ossa insepolte che continueranno verosimilmente a diffonderlo ancora a lungo.
Il primo scheletro avvelenato è nascosto sotto lo scrigno smeraldino della vegetazione; dopo una
scorpacciata di crostacei e frutti di mare con contorno di insalata mista ti addormenterai sotto la zanzariera cullato dagli acuti stridii di microscopiche rane coqui e dal ronfare dei grilli, ignaro che la tua cenetta può celare sorprese spiacevoli.
Firt de France gennaio 2018, foto mia
 Il secondo scheletro si annida nel cuore dell’umanità meticcia dell’isola, dissimulato nel bailamme gioioso del Carnevale dove folle in festa di corpi colorati di tutte le sfumature possibili si incrociano, toccano, danzano e si dimenano insieme. Ma attenzione: i “bianchi” presenti sono turisti, non locali. Questa integrazione apparente, questo meticciato è sì reale, frutto della storia dell’isola, ma al tempo stesso un teatro d’ombre ingannatore quanto al suo significato, perché i discendenti europei degli antichi coloni, i bianchi creoli chiamati békés, non ci sono,non si mescolano alle folle. Il crogiuolo umano le cui origini si diramano ai quattro angoli del globo, la fantasmagoria di esseri diversi accomunati dal calpestare la stessa terra, “sembra” una popolazione omogenea pur nella varietà dei fenotipi, ma non lo è. Le linee di faglia che si celano al suo interno e la frontiera che la separa da chi si colloca al suo esterno sono il secondo scheletro nell’armadio Martinica. Scheletri/veleni.

IL PRIMO SCHELETRO/VELENO

Ero in un tassì collettivo (li chiamano taxicò) alla volta di La Trinité e il tassista ascoltava il giornale radio di una emittente locale[1]. Mi colpì un termine mai sentito prima di allora: “chlordécone” ripetuto più volte. Finita la trasmissione, ne chiesi il significato. Il tassista mi disse che il chlordécone (clordecone in italiano) è un pesticida che è stato usato per molti anni in Martinica e in Guadalupa, le due isole principali delle Antille francesi, nelle piantagioni di banane, il che ha inquinato i terreni. Da quel giorno cominciai a fare domande a questo proposito ai miei contatti, ma dato che ero alla fine del viaggio mi ripromisi di ricercare su internet chiarimenti sulla natura e la genesi del problema una volta arrivata in Italia. Così ho scoperto l’ennesimo gravissimo ecocidio perpetrato scientemente sul pianeta azzurro, l’ennesimo attentato criminale alla salute di centinaia di migliaia di persone. Ecco di che si tratta.
Molecola di clordecone

Il clordecone è un insetticida organo-clorurato commercializzato sotto il nome di Kepone, Merex, o Curlone[2], classificato cancerogeno probabile e POP (perturbateur organique persistent), che nelle condizioni delle Antille -quantità utilizzate, durata dell’applicazione, natura dei suoli…- ha tempi di decadimento pari a 700 anni, e solo dopo un secolo divide per dieci la sua concentrazione. In Martinica il clordecone è stato applicato nelle piantagioni di banane per sterminare il punteruolo rosso della palma a dosi medie di 3 kg all’anno per ettaro. Appunto, la quantità la cui pericolosità sparirà tra sette secoli[3]. Si calcola che 300 tonnellate di clordecone siano state usate in Martinica dal 1972 al 1993, anno in cui la sostanza è stata finalmente vietata[4]. Ancora più scandaloso è sapere che il clordecone era stato vietato negli Stati Uniti già nel 1976, che in Francia era stato bandito nel 1990 ma una deroga di tre anni era stata concessa ai proprietari delle piantagioni, in gran parte bianchi creoli, e che dal canto suo la Commissione Europea, pur avendo affibbiato un’etichetta con teschio e tibie incrociate al prodotto commercializzato, lo ha bandito solo nel 2003[5]. E prima del clordecone, a partire dal 1950, le piantagioni di banane avevano ricevuto chili di beta-HCH, poi insetticidi a base di aldrina e dieldrina, quindi lindano[6]. Negli orti privati e su altre coltivazioni è stato usato il Paraquat, commercializzato dal 1961 da ICI, l’attuale Syngenta[7], erbicida anche più tossico del clordecone, la cui pericolosità è nota sin dal 2003 ma la cui vendita e applicazione è stata autorizzata dalla Francia fino al 2007. La Martinica e la Guadalupa detengono il triste record dell’incidenza mondiale più alta di cancro della prostata; il 90% delle donne in gravidanza ha residui di clordecone nel sangue (art. Libération citato).

I pesticidi hanno inquinato le acque dei fiumi, sono penetrati in profondità nei terreni coltivati e hanno contaminato i pascoli e quindi il latte vaccino, le carni bovine e i prodotti orticoli, in particolare i tuberi (igname, dachines[8], patate dolci). Le acque dei fiumi e torrenti scendendo a mare possono avere inquinato gli allevamenti di gamberi e persino i granchi marini della costa oceanica(ibid.). Interessante il fatto che tale sconquasso ecologico e sanitario sia stato reso di dominio pubblico quasi casualmente soltanto nel 2002, benché i rapporti sulla tossicità dei prodotti fitosanitari implicati si succedessero dal 1977[9], in seguito ad una soffiata anonima che allertò la dogana francese e provocò analisi chimiche su una derrata di patate dolci provenienti dalla Martinica, avvelenate da clordecone. Paradossalmente, le banane sono le uniche a non essere contaminate, si puntualizza, a meno di non mangiarne la buccia!
Ora dal 2008 i Piani d’Azione per tentare di circoscrivere e limitare i danni si succedono (si è al terzo round); è stata elaborata una mappatura dei terreni agricoli dell’isola[10] identificandone le aree ancora indenni , e si delinea una strategia per la bonifica benché necessariamente parziale delle derrate alimentari, in primis le carni bovine, facendo pascolare gli armenti nelle zone sane[11] prima dell’abbattimento. Ma l’impatto sulla salute umana è tutto da verificare e si preannuncia gravissimo, dato che i perturbatori endocrini possono passare la barriera placentare e trasmettere alterazioni patologiche alle generazioni future. Veleni in paradiso.

 IL SECONDO SCHELETRO/VELENO

M. Bernard Hayot, la maggore fortuna dell'isola, decorato dal Presidente Sarkozy nel 2011

Mentre le molecole tossiche dei fitosanitari inquinano sottoterra, altre molecole forse altrettanto nocive e impalpabili circolano nel corpo sociale e creano fratture, risentimenti, conflitti e anomia, termine antitetico a “integrazione”, cioè l’opposto di quell’apparente armonica convivenza che il turista distratto percepisce.
Avevo visitato La Savane des Esclaves e il Museo de la Pagerie a Les Trois Ȋlets già nel 2017, musei che illustrano le efferatezze dell’impresa coloniale nell’isola, e ho riportato le mie impressioni nell’articolo in questo blog su Martinica e Guadalupa.[12]Ma allora non mi ero accorta di quanto la piaga della schiavitù fosse ancora fresca nella memoria collettiva, né di come avesse generato una segmentazione sociale ricalcata sulla sfumatura della carnagione. E di quanto rancore ancora covasse sotto le ceneri, comprensibilmente, se nel 2009 c’è stato chi, bianco creolo straricco, la più grande fortuna dell’isola, il signor Bernard Hayot, ha avuto il coraggio di affermare che “gli storici hanno esagerato, il colonialismo ha avuto i suoi lati buoni, dei coloni erano molto umani…”[13]. 

Era il 17 febbraio 2009 e un’inchiesta sul terreno del giornalista Romain Bolzinger dal titolo Les derniers maîtres de la Martinique, trasmessa il 30 gennaio da Canal+, aveva illustrato con cifre lo strapotere economico alleato alla spocchia razzista della maggior parte dei békés, gli eredi dei coloni sbarcati nel XVII secolo sull’isola. Un altro magnate béké, Alain Huyghues-Despointes, dichiarava “Nelle famiglie meticce i figli sono di colori diversi, non c’è armonia…Noi abbiamo voluto preservare la razza…”[14]. 
Posti davanti allo specchio ingranditore che rifletteva l’entità del dominio dei “padroni della Martinica”, la popolazione di colore insorse con una vera e propria rivolta generalizzata; per settimane ci furono cortei, saccheggi e scioperi protratti, sia in Guadalupa che in Martinica. Il grido predominante nelle manifestazioni tumultuose era: “La Martinica è nostra, non loro!”, dove “loro” erano gli odiati békés, che vivono appartati dal resto dei comuni mortali in quel che resta delle antiche proprietà terriere oppure nelle ville lussuose di una zona- enclave, Cap-Est, chiamata Békéland. Anche se esistono in Martinica dei bianchi creoli di condizioni modeste, rappresentano più un’eccezione che la regola[15], né contribuiscono a smussare la diffidenza e i rancori della maggioranza della popolazione meticcia e nera, discendente quest’ultima dal più recente flusso di manodopera importata direttamente dall’Africa dopo l’abolizione della schiavitù nel 1848 per il lavoro nelle habitations[16]. Con questo termine si designava il complesso della magione padronale, delle “cases-nègres”[17], dei giardini, orti e piantagione, incluso l’eventuale zuccherificio e la distilleria del rhum.  Un esempio di habitation si può visitare nella penisola della Tartane: sono le rovine dello Chateau Dubuc.
Rovine dello Chateau Dubuc, foto mia

Ci sono circa 3000 békés in Martinica e 400.000 creoli: l’1% scarso della popolazione possiede il 52% delle terre agricole e accaparra il 20% del PIL, controlla il 40% della grande distribuzione e ha in mano gran parte del settore agroalimentare e dell’importazione di auto[18]. Per più di 300 anni i békés hanno costituito un gruppo chiuso, endogamo, “hanno preservato la razza”, radiando irrevocabilmente dal loro seno chi sgarrava. Ho incontrato un signore in un bar che mi ha mostrato la foto di un suo amico béké, ripudiato dalla famiglia in quanto si era scoperto che nella sua genealogia c’era stato un incrocio con un “non bianco” e quindi lui poteva avere “una goccia di sangue nero”. Letterale.

Carnevale a Fort de France, foto mia
Le manifestazioni del 2009 rivelavano quindi un malessere profondo sia in Martinica che in Guadalupa inerenti alla stratificazione socio-razziale, analizzata in un bel saggio di Ulrike Zander nel n.11 della rivista francese Asylon del 2013 dal titolo eloquente: La gerarchia socio-razziale in Martinica tra persistenze postcoloniali e evoluzione verso il desiderio di vivere insieme[19]. Esiste tuttora una classificazione linguistica con termini che designano altrettante sfumature della carnagione: noir, mulâtre, métis, chabin, chabin kalazaza, coulis o kouli, capre, a seconda del tipo di “incrocio” genealogico, etichette che corrispondono per lo più a segmenti sociali in una piramide che vede al vertice “i grandi Békés”, diversi dai “piccoli Bèkés” anche chiamati béké guaiava, fondamentalmente dei poveracci. Gli chabins sono incroci tra mulatti e neri, i chabin kalazaza hanno la carnagione che tende al rossiccio, i kouli sono afro-indiani, i capre sono scuri ma con la pelle color cannella…[20]
Un caleidoscopio infernale, con caselle ben definite, a 170 anni dalla fine della schiavitù.
Credo che il futuro non potrà non sfociare nella costruzione di una umanità integralmente meticcia nella totalità dell’orbe terraqueo, pena l’estinzione per inedia culturale e morale della specie, ma certamente l’impresa sarà titanica: un compito ineludibile per i secoli a venire.

Mappa delle zone più o meno inquinate della Martinica, Plan d'Action 3























[1] http://rfomartinique.radio.fr/
[2] Wikipedia
[3] https://www.se.nat.fr/rap/r08-487/r08-487_mono.html#toc36

[4] http://www.liberation.fr/planete/2018/01/30/insecticides-pourquoi-le-chlordecone-agite-t-il-encore-la-martinique_1625928

[5] http://www.liberation.fr/planete/2018/01/30/insecticides-pourquoi-le-chlordecone-agite-t-il-encore-la-martinique_1625928

[6] https://www.galileonet.it/2015/07/ddt-e-lindano-sono-probabili-sostanze-cancerogene/
[7] Imperial Chemical Industries, https://www.theguardian.com/business/2007/jun/18/2
[8] Colocasia esculenta, https://fr.wikipedia.org/wiki/Colocasia_esculenta
[10] Cartographie des risques de contamination des eaux souterraines par les produits phytosanitaires en Martinique, Rapport final, BRGM/RP-61976-FR, Avril 2013
[11] http://www.guadeloupe.pref.gouv.fr/Actualites/Plan-chlordecone-3-un-point-a-mi-parcours
[12] http://croceorsa.blogspot.it/2017/04/appunti-di-viaggio-tra-martinica-e.html

[13] Les propos racistes d'un Béké aux Antilles, https://www.youtube.com/watch?v=4uTTFSvUfeI

[15] Chi ha letto « il grande mare dei Sargassi » di Jean Rhys, nativa della Dominica, isola non lontana dalla Martinica, forse ricorderà il livore e l’ostilità dei vicini di colore contro la famiglia di bianchi poveri della protagonista che arriva fino all’incendio doloso e all’assassinio.
[16] Une histroire évolutive de l’habitat martiniquais. http://journals.openedition.org/insitu/2381
[17] Catapecchie dove vivevano gli schiavi e dopo il 1848, i lavoratori semi-schiavizzati.
[19] http://www.reseau-terra.eu/article1288.html