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venerdì 26 dicembre 2025

1827, I PROMESSI SPOSI: LA RISCIACQUATURA IN ARNO

COME SI ARRIVÒ ALLA VERSIONE DEFINITIVA
IL DRAMMA

Il già celebre scrittore Alessandro Manzoni, perfezionista meticoloso, aveva finalmente terminato la scrittura del grande romanzo storico “I Promessi Sposi”, che doveva restare nei secoli “Il” romanzo italiano per eccellenza, che generazioni di liceali futuri avrebbero se non detestato, poco amato, ingollato a cucchiaiate giorno dopo giorno fino a che noia non uccida. 
Il perfezionista temette che la lingua usata nel suo caro romanzo sudato per anni risentisse di solecismi milanesi, di vezzi settentrionali, mentre avrebbe dovuto essere un solido cemento in puro italiano, scevro da cadenze regionali. Con ciò intendeva la quintessenza dell’italiano, con intenti unificanti anche se ancora, com’è noto, l’Italia era semplicemente una espressione geografica. Così all’inizio del fatidico 1827 prese la decisione di trasferirsi con la famiglia a Firenze per ripulire il suo romanzo, immergendolo nel crogiolo dantesco, petrarchesco, eccetera. 
Detto fatto, con baracca e burattini arrivò dopo varie peripezie e divagazioni stradali a Firenze, si installò in un super albergo che reca tuttora una targa commemorativa del suo soggiorno, sul Lungarno Corsini, e si accinse alla risciacquatura programmata.
Oltre ad intavolare conversazioni qua e là fino alla nausea (sia detto senza malevolenza) degli intavolati, si procurò una capace e robusta rete per farfalle. La moglie Enrichetta, patita di farfalle, lo ringraziò con le lacrime agli occhi del pensiero. Ma Alessandro, bruscamente, chiari’ che la rete sarebbe servita a lui, e tagliò corto a domande insidiose. Cosa aveva architettato? Nottetempo, addusse impegni letterari improrogabili e si assento’ nascondendo la rete per farfalle in un valigione dove infilò anche il suo prezioso manoscritto dei Promessi Sposi e una canna da pesca pieghevole. Chiotto chiotto si diresse verso Ponte Vecchio e quando ritenne di non essere visto da nessuno si avvicinò al parapetto, allungò il manico della rete per farfalle con la canna da pesca, mise nella rete il prezioso manoscritto e lo calo’ in Arno per la famosa risciacquatura. Sollevò varie volte il tutto, lo immerse di nuovo per una pulizia sicura, e infine lo riprese in mano, lo strizzò con cura prima di riporlo nel valigione con il resto della sua attrezzatura. Era soddisfatto. Ma il celebre scrittore aveva dimenticato che le penne biro con inchiostro indelebile non erano state ancora inventate. Porca miseria! Appena arrivato in albergo, alla luce dei lussuosi candelabri, il tapino dovette constatare che la risciacquatura era stata troppo radicale. Il testo non era più leggibile! Le pagine avevano una vaga macchia bluastra e nulla più. Che fare? (famoso titolo di Lenin in successive e diverse circostanze). Non restava che riscrivere il tutto alla luce delle acquisizioni linguistiche recenti, che erano indubbie. Fu così necessario prolungare il soggiorno di molte settimane, con soddisfazione della famigliola che gradi’ le gite nei dintorni mentre Alessandro, tra una imprecazione in puro fiorentino e l’altra, era incollato alla sedia puro Rinascimento a risputare in puro toscano/fiorentino la tormentata vicenda di Lucia e Renzo, peste compresa. Negli intervalli del lavoro di riscrittura cercava di attaccare bottone con vari interlocutori che riteneva validi esemplari linguistici, incontrando difficoltà crescenti perché ormai era scansato come un pericolo pubblico.
Ma l’opus magnum fu ultimato, Alessandro ormai doveva usare gli occhiali tanto la vista gli era scemata ma avrebbe fatto salti di gioia quando vergo’ l’ultima pagina. L’espressione “missione compiuta “ non era ancora di moda ma la sostanza c’era tutta.
La carrozza che riporto’ la famiglia a nord avrebbe potuto essere una marcia trionfale. 

sabato 13 dicembre 2025

MOMENTO DI SGOMENTO A BENEVENTO

ULTIMO GIRO DI VALZER A BENEVENTO **


Ancora un’estate caldissima. Tropicale. Così rimuginava il signor Berlicche mentre il treno, dopo avere infilato una galleria, ne usciva rallentando e si arrestava sotto la pensilina della stazione di Benevento. Termine di corsa. Erano le sei di sera di un 7 luglio al calor bianco. L’aria condizionata non aveva funzionato, la camicia del signor B. era madida di un sudore appiccicaticcio, non  puzzolente grazie alla crema deodorante (ottima) all’assenzio. Il passeggero, uno degli ultimi rimasti, afferrò la valigetta 48 h nuova di zecca con 4 ruote girevoli e solido manico in acciaio e bachelite e scese dal treno. Scivolo’ malamente sul pavimento saponoso del corridoio verso l’uscita ma evito’ una rovinosa caduta mantenendo l’equilibrio come un acrobata, tale si senti’. Dopo aver depositato la valigetta al suo solito albergo, in centro, fatta doccia e cambiato abbigliamento, penso’ che una passeggiatina all’ombra gli avrebbe giovato. E perché no? Avrebbe potuto  comprare una maglietta o una camicia estiva prima di cena. Entro’ in  un bel negozio sul corso che come indubitabile garanzia di qualità aveva una scritta sovrastante la vetrina che proclamava: Al vostro servizio dal 1970. Gli si fece incontro un giovane di bell’aspetto, baffuto, con pantaloni di lino grezzo impeccabili e maglietta Lacoste. Alla richiesta del signor B. si ritiro’ nel retro del negozio, si udirono struscii, scalpiccio, fruscio di scatole e uno scatto secco di scala metallica. Infine una bella ragazza dai capelli castani e occhi verdi luminosi emerse dal retro con varie paia di pantaloni sul braccio destro. Stupore e sconcerto del signor B. Che obietto’ “Veramente io avevo chiesto al suo collega di vedere magliette e camicie, non pantaloni. La ragazza spalancò gli occhi già grandi esclamando: “Ma quale collega? L’ho accolto io a lei prima, e lei mi ha chiesto di vedere dei pantaloni.”
“Vuole scherzare vedo signora, mi ha accolto un signore con baffi alto almeno un metro e novanta.
La ragazza scoppiò a ridere: “ Qui che abbia i baffi c’è solo il mio gatto Onofrio. Sono io la proprietaria del negozio da quando mio padre, che si’ aveva i baffi è morto anni fa a quasi 90 anni, E non ho commessi di sorta”. Il signor B. si spazientì ma decise di lasciar correre e non stare a polemizzare. “ Mah, guardi, forse è stato il caldo e il trambusto del viaggio, avrò avuto una allucinazione. Per favore, ora mi mostri la vostra collezione di magliette e camicie estive, grazie”. Così dopo mezz’ora uscì dal negozio con una camicia con maniche corte di un bel color azzurro cielo. Era scemato il calore che un’ora prima si sprigionava da ogni dove, soffiava un bel venticello fresco per cui con l’umore sollevato s’incammino’ verso la solita trattoria che aveva i tavolini all’aperto in un giardino pieno di fiori profumi e piante tropicaleggianti. Ordino’ alici scottadito e una bottiglia di Falanghina ben freddo. Sobbalzo’ sulla sedia di vimini quando il cameriere gli porse un piatto di pesce fritto misto. “ Ma io avevo chiesto alici scottadito!” Replica stupita del cameriere: “Ma no signor B! Lei mi ha chiesto un piatto di pesce fritto misto! Che poi è il suo piatto preferito”. Aveva fame, non era il caso di sottilizzare, il pesce fritto gli piaceva, e sia! Mangio’con gusto innaffiando il tutto con un Falanghina adorabile. Uscì dal ristorante e vide una notte stellata. Si diresse verso il Cinema Alhambra che in estate proiettava vecchi film nell’arena all’aperto. Controllo’ il cartellone: Oggi Hitchcock, Il delitto perfetto. Entro’ subito a pagare al botteghino e si infilò nell’arena tra le prime file, così da non avere gente davanti. Quale fu la sua sorpresa quando vide scorrere il titolo del film: Il Pianista, di Polanski! Uscì di fretta a controllare il cartellone fuori in strada. Effettivamente c’era il cartellone del Pianista di Polanski. Come poteva essersi ingannato? Un’idea! Passo’ dal botteghino: “ Scusi, per caso ieri avete proiettato un film di Hitchcock? O lo farete domani? “No signore. Domani cartoni animati e ieri c’era Lo chiamavano Trinità. 
A questo punto il signor B temette di sentirsi male. Tornò a sedersi al suo posto, con occhi vacui non tentò neppure di seguire il film, non registrò una singola immagino né una parola, rannicchiato, quasi fosse un rifugio, sulla sua poltroncina. L’indomani chiamò di buon’ora il suo cliente, cancellò l’appuntamento adducendo un piccolo malore dovuto al caldo, e filo’ via con la sua valigetta verso la stazione dopo aver controllato gli orari. Purtroppo prese il treno sbagliato. 

** Non sono in Italia e scrivendo direttamente sul telefono non mi si è incollata la foto di Benevento. Dovrò affinare le mie abilità digitali.