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martedì 26 dicembre 2023

GAZA: E' GENOCIDIO, LO DICE UN EX FUNZIONARIO ONU

 

La speranza di mettere la parola fine al “sogno febbrile di Israele”: Intervista con Craig Mokhiber**

Di Jeff Wright

14 dicembre 2023

https://mondoweiss.net/2023/12/the-hope-of-ending-israels-fever-dream-an-interview-with-craig-mokhiber/


 

Premessa

Ho tradotto questa intervista perchè mi sembra dirimente, nella sua chiarezza e nelle sue denuncie informate. Siamo di fronte a un abominio impensabile fino a pochi mesi fa: le vittime per eccellenza, i perseguitati per secoli e secoli, i "materiali umani" destinati allo sterminio, dopo due sole generazioni, si rendono responsabili essi stessi di genocidio, non studiato forse a tavolino ma concreto, reale, in corso d'opera. E l'ONU, costruita dopo l'abisso della seconda guerra mondiale come arbitro supremo della politica internazionale, è impotente. Chi decide è l'Impero USA, il Consiglio di Sicurezza è riuscito a partorire una risoluzione totalmente inutile. Appelli di cessate il fuoco ignorati, manifestazioni di folle per il mondo anche. Oggi ho pensato che forse, per esprimere tutto il nostro raccapriccio e orrore di fronte all'ecatombe, a piccoli gruppi ad un'ora prestabilita, se possibile con cartelli, ci si può ritrovare solo per pochi minuti in un luogo pubblico, e gettare un lungo grido, un ululato di angoscia, ripudio e rifiuto di soccombere all'impotenza. Per non urlare solo dentro di sé, un lungo urlo d'obbrobrio.

In un’intervista di ampio respiro, Craig Mokhiber espone le sue riflessioni in qualità di ex Direttore dell’Ufficio di New York dell’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU dopo essersi dimesso dalla carica per protestare contro l’incapacità dell’ONU di impedire un “caso lampante di genocidio” a Gaza. (traduzione – abbreviata - mia)

Non si è ancora spento l’interesse destato dalla lettera (letter) di quattro pagine che Craig Mokhiber, ex Direttore dell’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU, ha scritto il 28 ottobre(u.s.) all’Alto Commissario Volker Turk, accusando l’ONU di fallimento nella sua missione di impedire “un caso di genocidio da libro di testo” a Gaza. La scorsa settimana quasi mille persone in tutto il mondo hanno partecipato a un webinar con Mokhiber ….., (che) ha lavorato per le Nazioni Unite in cariche sempre più prestigiose per oltre trent’anni e ha vissuto a Gaza negli anni 1990. Dopo il webinar della scorsa settimana,(C.M.) ha consentito a rilasciare un’intervista a Mondoweiss[1].

Mondoweiss: Come spiega il continuo appoggio di Biden alla devastante guerra a Gaza?

Craig Mokhiber: Devo dire che non mi sorprende. Gli Stati Uniti hanno sostenuto Israele in tutta una serie di attacchi contro la popolazione palestinese per decenni. Per quanto riguarda la situazione attuale, ho continuato a sostenere che gli Stati Uniti si rendevano legalmente complici (delle operazioni di guerra) secondo la definizione della Convenzione sul Genocidio. La complicità è un caso specifico indicato secondo la Convenzione (del 1948) delle N.U. sulla prevenzione e punizione del crimine di genocidio. In passato, quando si sono verificati genocidi, la colpa degli Stati Uniti è stata l’inazione totale. Gli Stati Uniti sono (attualmente) legalmente complici secondo la definizione della Convenzione sul Genocidio.

All’epoca del genocidio in Rwanda, un caso che ho analizzato accuratamente nel mio lavoro precedente, gli Stati Uniti hanno dato ordini alle loro missioni diplomatiche di non usare la parola genocidio. Era loro chiaro che se l’avessero usata sarebbero stati costretti a intervenire per fermarlo. Il che non intendevano fare.

Nel caso attuale, non si tratta solo di non aver fatto nulla per impedirlo. Vi hanno partecipato attivamente. Mentre queste atrocità si stavano svolgendo, gli Stati Uniti hanno armato, finanziato, fornito informazioni e copertura diplomatica – e persino usato del diritto di veto - per impedire un cessate il fuoco in modo che Israele potesse continuare a commetterle. In diritto internazionale questo si chiama complicità. E si spiega perché sia in corso una denuncia legale presentata del Centro per i Diritti Costituzionali affinché (gli Stati Uniti) rispondano davanti alla legge di questo crimine specifico secondo la Convenzione sul Genocidio.

Biden fa ciò che ogni presidente, sia democratico che repubblicano, ha fatto per decenni. Questo caso in cui le azioni di Israele si configurano come genocidio è particolarmente grave, perché, in primo luogo espone funzionari governativi statunitensi all’accusa di genocidio, in secondo luogo, perché è fuori questione che Biden sta pagando un prezzo politico molto alto. Si sta preparando ad affrontare una competizione a rischio l’anno prossimo, presumibilmente con Donald Trump, quando i due) erano (già) alla pari.

Ora ha perso una grossa fetta di sostenitori, perché ha perso voti per quello che gli americani considerano un appoggio incondizionato a Israele. Ha perso l’appoggio della comunità ebraica progressista, degli arabi americani, dei musulmani americani, degli afroamericani, dei giovani. Tutte persone che si sono schierate contro l’attacco israeliano. Non credo che l’entourage di Biden non si sia reso conto di questo costo politico. Ma il grado di coinvolgimento politico delle istituzioni politiche statunitensi è così assoluto che non si curano neppure di quello che pensano gli americani. I sondaggi hanno mostrato che la grande maggioranza degli americani, repubblicani e democratici, sono contrari a questi attacchi ed esigono un cessate il fuoco e un taglio agli aiuti di guerra. ( …..)

C’è chi ci guadagna in tutto ciò – l’industria bellica, le società di alta tecnologia e i lobbisti di Israele, dentro fino al collo, che usano tutta l’influenza che possono esercitare, fanno pressione, con carote e bastoni, per assicurarsi che gli Stati Uniti rimangano agganciati completamente alla pulizia etnica israeliana nella Striscia di Gaza.

Mondoweiss: Con riferimento alla discussione avuta nel webinar, può chiarire i concetti di “norma di legge” e “ordine basato su regole”.[2]

La frase “ordine basato su regole” è stata coniata nei corridoi del Ministero degli Esteri (State Department). Non esiste nel linguaggio del diritto internazionale. E’ un termine che mette da parte le specifiche nozioni del diritto internazionale, in quanto gli obblighi degli Stati Uniti nell'arena internazionale sono sanciti secondo il suddetto diritto, esattamente come quelli di ciascuno dei 193 paesi (dell’ONU). Gli Stati Uniti non hanno (mai) avuto buoni rapporti con il diritto internazionale, in generale.

Ma la tradizione di disprezzo statunitense verso il diritto internazionale è lunga. Quando si tratta di diritti umani a livello internazionale, il complesso di leggi elaborato dopo la seconda guerra mondiale per assicurarsi che gli Stati non potessero abusare del loro potere per commettere delitti come tortura, esecuzioni sommarie, arresti arbitrari e prigionia, discriminazioni, negazione di accesso alle cure, al cibo, all’abitazione, all’acqua e all’igiene, gli Stati Uniti sono il paese che ha il peggiore record di ratifica dei trattati internazionali sui diritti umani. Ci sono 193 paesi al mondo, ciascuno di questi ha ratificato la Convenzione dei diritti dell’infanzia, il trattato che protegge i diritti umani dei bambini, eccetto uno, e cioè gli Stati Uniti d’America, l’unico paese di questo pianeta che non abbia ratificato un trattato che protegge i diritti dei bambini. E’ sintomatico dell’atteggiamento nei confronti del diritto internazionale. Gli Stati Uniti dicono che il diritto internazionale equivale alla legislazione nazionale. I trattati ratificati dagli Stati Uniti sono (contenuti) nella legislazione nazionale. Ma quando si ascoltano discussioni nei tribunali degli Stati Uniti, per esempio - la tradizione legale americana è molto avversa al diritto internazionale - ci si riferisce al diritto internazionale come “legislazione straniera”. No, non si tratta di “legislazione straniera”, quella è anche la vostra legge, voi ne fate parte, è nata con il vostro contributo, e voi l’avete volontariamente sottoscritta. Di conseguenza, gli Stati Uniti non sono buoni amici del diritto internazionale. Gli Stati Uniti rifiutano di ratificare lo Statuto di Roma[3].

Gli Stati Uniti si rifiutano di ratificare lo Statuto di Roma, si oppongono ai tentativi di chiedere conto a chi commette crimini di guerra, crimini contro l’umanità, pulizia etnica, genocidio e violazioni gravi dei diritti umani, di risponderne in sede legale internazionale, se i responsabili sono amici (politici). Essi bloccano, sabotano, ostacolano, calunniano e mettono i bastoni tra le ruote ai meccanismi istituiti per imputare a Israele delitti contro il diritto internazionale. Se il Tribunale Penale Internazionale (TPI) cerca di agire contro un qualche cittadino statunitense o qualche loro alleato, può dover fronteggiare un’azione militare degli Stati Uniti. Effettivamente il Congresso ha approvato una legge, soprannominata Legge dell’Invasione dell’Aja (Hague Invasion Act), che autorizza gli Stati Uniti a usare la forza militare per attaccare il TPI all’Aja e liberare chi essi non vogliono che sia perseguito. In altri termini, per liberare un criminale di guerra. (……)

In questo paese (USA) esiste il mito secondo il quale gli Stati Uniti sono leader nel mondo per i diritti umani. Dopo quarant’anni (di esperienza) nel movimento per i diritti umani a livello internazionale, non ho mai constatato una sola prova di ciò. (…). L’idea di una leadership degli Stati Uniti nel campo dei diritti umani è una menzogna creata a Washington, è stata reiterata a pappagallo a iosa, ma è derisa fuori degli Stati Uniti, da gente che conosce il record vero di questo paese. E ciò anche prima di guardare alle violazioni dei diritti dentro il paese vissute dagli afroamericani, dai nativi americani, dentro il complesso industriale dei penitenziari, da chi non ha accesso a cure mediche, l’intera serie di diritti codificati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, negati a tanti americani. (…).

Mondoweiss; Che cosa la spinge?

Craig Mokhiber: La collera. Vede, non tollero le ingiustizie. Sono cresciuto in un’atmosfera di de-industrializzazione, (in una zona) depressa economicamente e degradata a cominciare dagli anni 1960, in una città della “cintura della ruggine”, un luogo famoso per lo stato catastrofico dell’ambiente (…). Quando arrivai all’Università a Buffalo negli anni 1980 quella consapevolezza relativa al mio ambiente crebbe a livello internazionale, mentre capivo meglio quello che noi imponevamo ad altri paesi. (….). Era l’epoca in cui gli Stati Uniti ancora appoggiavano l’apartheid in Sud Africa, appoggiavano le squadre della morte in America Centrale, e anche allora appoggiavano la persecuzione e la spoliazione dei palestinesi. E ho scoperto che ci sono persone al mondo che la pensano come me, che agiscono in solidarietà e combattono per una prospettiva diversa, basata su dei principi universali, i diritti umani. E qualche volta si vince. Ecco quello che mi spinge, la solidarietà con le vittime, con chi se ne preoccupa, e con i movimenti per i diritti umani in tutto il mondo. E tutto questo può diventare un movimento potente. Penso alle azioni dei militanti di JVP (Jewish Voice for Peace[4]) che hanno chiuso la Stazione Centrale di New York (Grand Central Station), hanno occupato l’area della Statua della Libertà, e alla loro azione recente di chiusura di un importante svincolo di Denver durante la Conferenza globale del Fondo Internazionale Ebraico. In un attimo la narrativa hasbara[5] di Israele, secondo la quale (Israele) agisce in nome di (tutti) gli ebrei, è stata spazzata via da questi difensori ebrei dei diritti umani. Israele è uno Stato e non rappresenta tutti gli ebrei.[6] I suoi crimini gli appartengono, ne è il solo responsabile.[7] (…)

Mondoweiss: Vede qualche segno di cambiamento nelle Nazioni Unite?

Craig Mokhiber: Ogni volta che parlo delle Nazioni Unite voglio sempre precisare di quale ONU si tratta. L’ONU è una rete complessa di organizzazioni e di uffici. C’è l’ONU più visibile, la facciata politica, che include istituzioni come il Consiglio di Sicurezza e altre articolazioni intergovernative, poi il Segretario Generale e i dirigenti politici senior. Questa parte dell’ONU ha problemi, ha perso la strada, ha ceduto all’opportunismo politico. Ha ceduto a tensioni per timore che i potenti stati (da cui dipende) li punirebbero se assumesse delle posizioni di principio. Ciò è molto pericoloso. E’ il punto sul quale bisogna fare pressione. Ma c’è l’altra faccia dell’ONU, che è la macchina, tutti quei funzionari che lavorano in campo umanitario, diritti umani e sviluppo, che sono là perché odiano la povertà, l’ingiustizia, la guerra, e lavorano per combatterle. Quelle persone –che comprendono più di 138 lavoratori dell’UNRWA a Gaza e le loro famiglie che sono state assassinati da Israele in queste ultime settimane – queste persone hanno tutta la mia solidarietà e sempre la avranno. Non posso criticarle, ma sono state abbandonate dalla dirigenza politica ONU. (…).

Mondoweiss: Che cosa pensa del “day after”?

Craig Mokhiber: Penso che Israele ora agisce per completare il suo proposito originale di realizzare una pulizia etnica a Gaza, il che è parte di un progetto più vasto iniziato nel 1947(…) Penso che questo è un momento storico in cui Israele vuole sinistramente procedere quanto più possibile per consolidare il progetto etno-nazionalista coloniale di settler. Parliamo di due terzi di Gaza distrutti, 18.000 morti, probabilmente 20.000[8], ci sono ancora migliaia di corpi sotto le macerie, e molti di più che moriranno di malattie, di fame e di sete, le infrastrutture fisiche sono già state distrutte, fino al punto che tutti i fattori essenziali che permettono la vita –cibo, acqua, elettricità, vita culturale, chiese e moschee, scuole, poeti e scrittori, non esistono più.

(L’intervista continua per altre pagine) Infine Mondoweiss chiede a Mokhiber che cosa pensa di fare dopo le sue dimissioni. Mokhiber risponde che continuerà a lavorare con i movimenti che combattono l’ingiustizia e l’oppressione, e conclude lapidariamente: “Coloro che vivono qui (negli Stati Uniti) hanno l’obbligo di “fare un inferno” (raise hell) se necessario. Questo intendo fare”.

** Ho avuto dubbi sul significato di “ending” e ho tradotto letteralmente, nel dubbio che stesse per “fulfilling” cioè” esaudire”, oppure “finirla con”, agendo Israele in modo da renderlo un abominio inaccettabile.

 

 

 

 

 



[1] Rivista israeliana online progressista, mondoweiss.net

[2] “Rule of law” e “rules-based order”, rispettivamente.

[3] Il Trattato stipulato a Roma il 17 luglio 1998 che istituì il Tribunale Penale Internazionale, varato il 1° luglio 2002. Configura quattro specie principali di crimini internazionali: genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra, e crimini di aggressione. Fino a novembre 2023, 124 paesi l’hanno ratificato.

[4] Voce degli ebrei per la pace, organizzazione americana. In Italia dal 2002 al 2020 c’è stata ECO, ebrei contro l’occupazione, di cui chi traduce faceva parte, ora sciolta per vari motivi. E’ nato però il Laboratorio ebraico antirazzista.

[5] Il termine ebraico hasbara fu introdotto nel vocabolario sionista da Nahum Sokolow e letteralmente significa: spiegazione. Allude a una strategia comunicativa che cerca di spiegare le azioni, a prescindere dal giustificarle.

[6] Ho preferito tradurre “tutti gli ebrei” la locuzione nel testo inglese “the Jewish people”, altresì il popolo ebraico, pensando al libro fondamentale di Shlomo Sand, professore di storia all’Università Ebraica di Gerusalemme, “L’invenzione del popolo ebraico” (Rizzoli, 2010). Appunto, invenzione.

[7] Trovo liberatoria e fondamentale tale affermazione, con tutto lo sconsiderato vociare sull’antisemitismo di chi si oppone fermamente alle politiche di Israele e le condanna, e che annovera certamente ebrei, per fortuna, anche se troppo pochi, e certamente me. Trovo assurda la posizione della Germania che con una coda di paglia lunga chilometri proibisce qualunque critica a Israele, persino nelle attuali circostanze, in cui tragicamente le ex vittime di genocidio ne stanno commettendo un altro. Esecrabile.

[8] I numeri si riferiscono alla data dell’intervista, il 14 dicembre 2023.

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